Mostra sugli Etruschi a Pompei, l’anello che affascina i visitatori: cosa raffigura

Foto di Pompei Parco Archeologico

La “chicca” della mostra: così in molti definiscono l’anello esposto nella Palestra Grande di Pompei. La mostra di cui parliamo è “Pompei e gli Etruschi”, un focus sull’Etruria campana e sui rapporti tra le élite campane etrusche e quelle greche e indigene di cui Pompei è il centro.

13 sale ospitano circa 800 reperti che potranno essere visitati fino al 2 maggio 2019. Vasellame, armi, gioielli, lastre funerarie tra le bellezze esposte a Pompei provenienti da musei italiani ed europei che fanno luce sulle controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania.

Fulcro della mostra sono gli oggetti provenienti dal santuario extraurbano di Fondo Iozzino, tra i principali santuari fondati alla fine VII sec. a.C. Proprio da qui proviene l’anello che tanto sta affascinando i visitatori. Il gioiello, in pietra dura del VI sec. a.C., rappresenta il suicidio di Aiace.

Aiace è un personaggio della mitologia greca protagonista di una tragedia di Sofocle omonima. Eroe leggendario, figlio di Telamone re di Salamina e di Peribea era sposo di Tecmessa, schiava e concubina frigia, e padre di un unico figlio, Eurisace. Amico di Achille, alla sua morte si contende le sue armi con Odisseo. Agamennone affida però le armi del Pelide a Odisseo non tenendo conto della richiesta di Aiace.

Secondo un’altra versione Agamennone evitò di prendere l’ingrato compito e affidò la decisione ad un’assemblea di capi greci che votarono in segreto. Forse la versione più accreditata è che Nestore consigliò Agamennone di mandare delle spie durante la notte per ascoltare cosa pensassero i nemici. Ascoltando alcune donne parlare di Aiace e Odisseo, espressero l’opinione che solo quest’ultimo avrebbe avuto il coraggio di affrontare un loro attacco. Così Agamennone decise per Odisseo.

A questo punto inizia l‘ira di Aiace che decide di vendicarsi. Atena però lo colpisce con una crisi di improvvisa pazzia. Con una spada in mano, così, si aggira tra le mandrie e le greggi razziate ai Troiani facendo una strage. Lega gli animali superstiti, li spinge verso l’accampamento e li sgozza. Prende, poi, due arieti dalle zampe bianche, ad uno taglia la testa e la lingua pensando fosse Agamennone o Menelao, l’altro lo lega ad una colonna e lo flagella pensando fosse Odisseo.

Quando recupera il senno, cade in disperazione per ciò che ha fatto e decide di suicidarsi: pianta la sua spada sulla terra e vi si getta sopra. Quest’ultima immagine, tra le più famose, è rappresentata sull’anello della mostra.

Fonti:

“Pompei e gli Etruschi” a cura di Massimo Osanna e Stéphan Verger, Electa Editore.

“I miti greci” di Robert Graves, Longanesi Editore.

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