10 ottobre 1870, da via Toledo a via Roma. Così il sindaco Imbriani omaggiò i Savoia

“Nu’ ritto antico, e ‘o proverbio se noma, rice: tutte ‘e vie menano a Roma; Imbriani, ‘a toja è molto diversa, non mena a Roma ma mena a Aversa”. Sintesi mirabile ed ironica dell’annosa questione “Via Roma o via Toledo?, questo detto popolare va subito al cuore dell’atavica disputa urbanistica. E’, infatti, il sindaco Paolo Emilio Imbriani a rappresentare – come riportato anche dal sito ufficiale del Comune di Napoli – il crocevia attorno al quale si fondono e si scontrano, nel nome di una strada, due periodi storici: la dominazione spagnola del vicereame, l’Unità d’Italia compiuta dai Savoia.

In mezzo il sindaco dell’anno 1870, che il 10 ottobre mutò il nome di via Toledo in via Roma, e per questo considerato folle (ad Aversa c’era infatti un manicomio) e per alcuni anche asservito ai Savoia, che forse chiesero proprio espressamente questo cambio di denominazione. Apriti cielo! Il neonato “Comitato pro via Toledo” issò subito la bandiera della tradizione, mentre la Napoli del cambiamento sventolava quella del futuro uno (o meglio, unitario) e trino (o meglio, tricolore). Alla fine – come recitano i registri catastali – non vinse nessuno e nemmeno perse: la lunghissima e centralissima strada – che unisce piazza Trieste e Trento, piazza Plebiscito e via Chiaia – fu denominata “Via Roma, già via Toledo”. Fusi così, in un sol colpo, che circa quattrocento anni di storia napoletana furono spazzati via.

Cominciò tutto nel 1536, quando il vicerè di Napoli,  Pedro Alvarez de Toledo, commissionò agli architetti regi Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa la realizzazione della strada, che doveva estendersi lungo la vecchia cinta muraria occidentale di epoca aragonese che, per gli ampliamenti difensivi, era stata eliminata proprio da don Pedro, perché ritenuta obsoleta.

Tre i motivi – secondo il libro “Le curiosità di Napoli”, di Camillo Albanese –  che portarono a tale scelta: ricoprire il cosiddetto “Chiavicone”, fogna a cielo aperto, che da Montesanto incanalava verso il mare le acque reflue provenienti dalla collina vomerese; creare una via di collegamento tra Largo del Mercatello (oggi piazza Dante) e l’oramai florido quartiere Chiaja; nonché collegare gli adiacenti Quartieri Spagnoli (ospitanti el truppe iberiche) con il Foro Regio (attuale piazza del Plebiscito), dove sarebbe sorto di lì a poco il palazzo vicereale.

Nel 1870, però, con la famosa breccia di Porta Pia e l’annessione anche di Roma al già Regno d’Italia (nato il 17 marzo 1861), Imbriani volle omaggiare tale conquista cambiando passando da via Toledo a via Roma.

Alla fine, nel 1980 la Giunta Venanzi ha ristabilito il nome originario, “via Toledo”, anche se oggi entrambe le due denominazioni convivono più o meno pacificamente tra la folla che – come cantava Renato Carosone in “Tu vuò fa l’americano” – “passe scampanianno pe’ Tuleto”.

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