28 Gennaio 1904: Enrico Caruso è uno dei primi artisti ad incidere un disco

Correva l’anno 1904 e il tenore Enrico Caruso firmava un contratto con la casa statunitense Victor Records. Momento storico che segnerà per sempre il mondo della musica: il contratto infatti porterà Caruso a essere uno dei primi artisti a incidere un disco. Tecnologia, fino a quel momento derisa dai suoi colleghi del tempo.

Caruso e le sue umili origini

Un orgoglio italiano quindi, anzi napoletano. È infatti nel quartiere di San Carlo dell’Arena che Caruso nasce, nella giornata del 25 Febbario 1873. L’artista era di umili origini, il padre Marcellino Caruso era un semplice operaio, la madre Anna Baldini una donna delle pulizie. Ci troviamo davanti a una situazione tipicamente partenopea di quel tempo. Dopo la scuola obbligatoria il piccolo Enrico Caruso, infatti, iniziò a lavorare con il padre all’età di soli dieci anni, continuando comunque gli studi tramite scuola serale per volere della madre.

È questo il periodo in cui si accorge del suo talento per il canto. Talento che viene coltivato dai maestri Schirardi e De Lutio, iniziano piccole rappresentazioni con l’esecuzione di alcune arie d’opera. Ma è anche in questo periodo che nel 1888, per colpa di una tubercolosi, la madre perde la vita. Poco dopo il padre si risposa e il piccolo Caruso inizia ad affinare le sue doti canore, fino a quando non viene notato, sentendolo cantare a un funerale nella chiesa di Sant’Anna alle Paludi, da Saverio Mercadante. Che ricco di entusiasmo, lo presenta al maestro Guglielmo Vergine, il quale accetta di dargli lezioni per migliorare la voce, ma pretese da lui il 25% dei suoi compensi con un contratto di cinque anni.

Dopo la leva militare da cui fu congedato grazie alle leggi in vigore a quel tempo e a un maggiore che era amante della musica, era pronto per il grande debutto. Iniziò a esibirsi nei teatri di Caserta, Napoli e Salerno. Fece la sua prima esibizione all’estero, al Cairo, percependo 600 lire per un mese di lavoro.  Nel 1897 Caruso esordisce al Teatro Lirico di Milano nel ruolo di Federico ne L’Arlesiana di Francesco Cilea, il cui Lamento di Federico ottenne un grande successo. Poi è Loris in Fedora di Umberto Giordano; seguirono poi tournée in Russia, a Lisbona, Roma, Montecarlo e al Covent Garden di Londra dove interpretò il Rigoletto di Giuseppe Verdi.

Caruso, fra amore e America

In questo periodo si lega a il soprano Ada Botti Giachetti, sposata e madre di un bambino. Con lei ebbe una relazione che durò undici anni, da cui nasceranno due figli: Rodolfo ed Enrico Jr.  Seguono varie interpretazioni di grande importanza come Osaka nella ripresa di Iris di Pietro Mascagni, Enzo nella ripresa di La Gioconda di Amilcare Ponchielli e con Faust in Mefistofele ispirata all’opera di Johann Wolfgang von Goethe. Nel 1900 alla scala esegue la La Bohème. Ma è nel 1901 che la sua vita prende una svolta. Leggenda vuole che Caruso durante l’interpretazione di ‘‘Elisir d’Amore” eseguita al teatro San Carlo di Napoli, l’artista forse sotto pressione, ricevette fischi e critiche. Fortemente deluso, decise di non cantare più nella sua città d’origine. 

Qui inizia ad approcciarsi all’America, riuscendo nel 1903 ad ottenere un contratto con il Metropolitan di New York. Ed è appunto in questo periodo che registra i primi dischi, primo fra tutti Vesti la giubba dall’opera Pagliacci. Ma insieme ai successi artistici, riceve delusioni in campo privato e sentimentale. La sua amata Ada infatti, lo lasciò per fuggire con Romati, il loro autista. Con il quale cercò anche di estorcergli denaro. La vicenda finì in un’aula di tribunale con la dichiarazione di colpevolezza per Giachetti, condannata a tre mesi di reclusione e a 100 lire di multa.

A lei dedicherà Core ‘ngrato, Caurso poi si risposerà nel 1918, con Dorothy Benjamin ragazza statunitense di buona famiglia, dalla quale ebbe una figlia, Gloria.

La morte e la sua memoria

Dopo una lunga tourneè nel 1920 per tutto il nord america, inizieranno i primi problemi di salute, che lo porteranno alla morte il 2 Agosto 1921. Attualmente è sepolto a Napoli, in una cappella privata nel cimitero di Santa Maria del Pianto in via Nuova del Campo, a pochi metri dalla tomba di Antonio de Curtis, in arte Totò.

Caruso soggiornò l’ultimo periodo della sua vita a Sorrento, visitato dal medico Giuseppe Moscati futuro santo. In questa zona il cantautore Lucio Dalla scriverà di lui nella canzone ”Caruso”, immaginando l’autore innamorato di una ragazza a cui da lezioni di canto. Quella la ragazza alla fine si scopre essere la musica stessa, una lettera d’amore quindi quella di Dalla. Dedicata all’artista che ha segnato la musica mondiale.

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