“Contro l’oblio”: il dovere di ricordare la vera storia d’Italia. Intervista a Pino Aprile


L’Italia è un Paese che difficilmente “ricorda”, forse lo fa solo per ciò che “politicamente” vuole ricordare, ed è per questo che da 160 anni preferisce non ricordare cosa accadde per la sua unificazione, essendo una ferita ancora troppo aperta specialmente per quelle regioni del Sud che ha deciso di abbandonare dal 1861. Il 13 febbraio è il giorno della memoria delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia, in quanto ricorda la caduta di Gaeta e l’inizio ufficiale della fine di un regno indipendente e florido come quello delle Due Sicilie. Ogni anno i movimenti identitari, con la guida del Movimento Neoborbonico, organizzano “i tre giorni della memoria”: un weekend per ricordare

Ma quanto sono importanti la memoria di una persona e quella di un popolo? Ne abbiamo parlato con Pino Aprile, il cui lavoro più recente si intitola proprio: “Contro l’oblio”:

1) Di recente ha scritto un libro, perché lo ha intitolato: “Contro l’oblio”?
La vulgata risorgimental-massonica narra di un Regno delle Due Sicilie povero, arretrato, oppresso, “liberato” in pochi mesi da mille uomini in gran parte guerrieri improvvisati e male armati che sconfiggono un esercito di centomila soldati ben armati e addestrati. Fra folle giulive e grate. La verità narra di decine di migliaia di uomini, soldati sabaudi finti disertori, legioni straniere, direzione britannica, poi l’invasione dell’esercito piemontese, stragi, saccheggi, rappresaglie, campi di concentramento. Altri Paesi non si sono unificati meglio di noi, ma per troppo tempo queste cose sono state bollate come fesserie, invenzioni, dagli accademici e dalla cultura dominante finché, dinanzi a una quantità di prove e documenti sempre più schiacciante, hanno dovuto cominciare ad ammettere che è vero. Ma, meglio dimenticarlo, non raccontarlo: l’oblio, per il bene del Paese. Lo propongono intellettuali allineati alla cultura dominante, come Corrado Augias, mentre Paolo Mieli scrive un libro sulla “Terapia dell’oblio”. Curioso: sono entrambi di famiglie ebree, ma non si sognerebbero di proporre l’oblio per l’Olocausto, o per il genocidio armeno o degli Indios o dei pellerossa… Dei meridionali sì. Solo per i meridionali. Un Paese si rinsalda se accetta la sua storia, e se ne condivide la colpa e il dolore. “Contro l’oblio” vuole questo, rivendicando il diritto dei vinti della nostra storia alla memoria, a un giorno per ricordare a spese di chi sorse questo Paese, oltre al trionfo dei vincitori.

2) Perché crede che l’Italia abbia bisogno di un “giorno della memoria” per ricordare le vittime meridionali dell’Unità d’Italia? A cosa servirebbe in un Paese come questo?
Se non sai da dove vieni, se non sai chi sei, non puoi essere popolo. Serve una sorta di cura psicanalista all’Italia. La colpa, come si sa, non può essere eliminata, una volta commessa, solo trasferita. Ed è stato autorevolmente detto che la colpa del carnefice è sul volto della vittima: la donna stuprata si sente sporca, il bimbo molestato si vergogna; lo stupratore “è stato provocato”. Il terrone è il colpevole per “trasferimento” della nostra storia. Quelle verità, ripeto, vanno dette e rese comuni, non nascoste. Quando saremo capaci di condividerne la colpa e il dolore saremo popolo.

3) Che risponde a quelli di “il passato è passato” e “pensiamo al Sud di oggi”? Che risponderebbe a quelli che invece preferiscono ricordare e raccontare, nelle scuole e fuori, un altro passato che non appartiene all’Italia ed al Sud?
A entrambi direi: chi sceglie cosa non ricordare e chiede oblio alle vittime ha qualcosa da nascondere. E l’interesse a che non si sappia. Interesse economico: l’Italia nacque con la riduzione del Sud a colonia e così è rimasta, per consentire lo sviluppo del Nord, concentrando gli investimenti pubblici solo in quelle regioni. Ricordare perché la situazione e la storia sono queste, serve a capire cosa fare oggi, perché non sia più così.

4) Da anni partecipa all’evento di Gaeta del 13 febbraio in ricordo delle vittime meridionali dell’unità d’Italia. Organizzato dal Movimento Neoborbonico e da altri movimenti identitari del Sud raccoglie migliaia di partecipanti, ma quest’anno si terrà online. Cosa ci dice di questa manifestazione?
La manifestazione di Gaeta è cresciuta anno per anno; è una specie di termometro del recupero identitario del Mezzogiorno. Si può ironizzare sugli aspetti folcloristici (ma perché gli scozzesi con il gonnellino? I soldati della regina con i colbacchi di mezzo metro?), per tentare di ignorare quelli storici e culturali. La verità è che i risolini iniziali su quel che avviene a Gaeta, ora sono smorfie di chi è preoccupato di non riuscire più a gestire, in forma subordinata, una presa di coscienza che si allarga in modo ormai incontrollabile.

5) D’Azeglio affermò che fatta l’Italia, dovevano fare gli italiani. Li hanno fatti secondo lei?
Non c’è mai stata l’intenzione di fare gli italiani, se non nella mente, nel cuore e nell’azione di pochi grandi e, secondo Montanelli, illusi: e lui si disse uno di quelli, nel confessare, quale ultima frase della sua monumentale Storia d’Italia: L’Italia è finita (è anche il titolo di un mio libro). Anzi, aggiunse: non è mai davvero esistita. Una parte ha reso un’altra colonia e come tale l’ha mantenuta e la vuole.

6) Può dirci di più sul nuovo progetto editoriale di questa casa editrice di Scampia “Marotta&Cafiero editori” che ha pubblicato il suo libro?
La Marotta&Cafiero mi chiese di creare una collana meridionalista. L’ho fatto e ci sono, oggi, testi importanti in quella collana (Gangemi, Di Fiore, De Crescenzo…). Poi mi fu chiesto un mio testo e scelsi di difendere, con “Contro l’oblio”, le ragioni e il diritto della memoria. Per un’altra casa editrice, invece, Pienogiorno, fra una settimana uscirà un libro sulle disuguaglianze che fanno del nostro il Paese più ingiusto dell’Occidente: “Tu non sai quanto è ingiusto questo Paese”.

Quest’anno, per i motivi sanitari che conosciamo, non sarà possibile incontrarsi a Gaeta, ma per seguire l’evento in streaming, cui presenzierà anche Pino Aprile oltre ai neoborbonici ed altre associazioni identitarie, basterà andare sulla pagina Facebook del Movimento Neoborbonico e seguire l’evento dalle ore 15.00 del giorno 13 febbraio.

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