“Ultima ruota” a Sanremo, lavoratori dello spettacolo arrivati in bici

Milano – Sanremo, le biciclette portano i lavoratori dello spettacolo alle porte dell’Ariston per consegnare ad Amadeus e Fiorello le storie dei colleghi, tutte accomunate dalla precarietà, raccolte durante la pedalata in 6 tappe.

L’Ultima Ruota, squadra di professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo, è partita in sella dalla darsena di Milano il 24 febbraio, raccogliendo testimonianze di quanti supportano la cultura e la ritengono valore necessario, portandole in sella per 300 km, per dar voce ad un settore in crisi che chiede considerazione e dignità.

D’altronde, nonostante la volontà del ministro Franceschini di riaprire al pubblico teatri e musei a partire dal 27 marzo, seguendo protocolli specifici di sicurezza, è ormai un anno che i lavoratori del settore sono alle strette, dunque i ciclisti de “L’ultima Ruota” cercano di dar voce alla loro protesta attraverso l’unico spettacolo che quest’anno si svolgerà nonostante tutto, il Festival di Sanremo.

Dopo un anno esatto dall’inizio della pandemia, non c’è ancora un programma concreto per la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto, c’è solo una data, il 27 marzo, che al momento sembra solo una chimera irraggiungibile, dato che non si conoscono le modalità grazie a cui le riaperture potranno essere effettuate. Perché questo 27 marzo non si riveli l’ennesimo bluff mediatico, per far ripartire davvero il mondo della Cultura è necessario, come per le tappe della Milano-Sanremo, programmare passo per passo i tempi della ripresa. Questo drammatico anno di inattività ha fatto esplodere il problema lavorativo della categoria: per evitare che artisti, maestranze e professionisti, abbandonino la loro occupazione è urgente garantire forme di sostegno al reddito per tutto il settore, e fino alla vera ripartenza, per coloro che lavorano nei piccoli come nei grandi centri di produzione. Serve una riforma urgente del settore Spettacolo e Cultura, intrattenimento, eventi e moda, per dare dignità e tutele al lavoro di centinaia di migliaia di persone”, si legge sulla pagina di L’Ultima Ruota.

È così che i ciclisti/lavoratori della cultura e della spettacolo si sono ritrovati alla fine del loro viaggio fuori il teatro Ariston per protestare contro la precarietà del settore, sfruttando la platea Del Festival per diffondere le loro ragioni, cercando di consegnare il loro “bagaglio” ai presentatori della kermesse, senza però riuscire nell’impresa, viste le rigide regole di isolamento cui tutti i partecipanti al festival sono tenuti a sottostare.

Ad ogni modo la loro raccolta di testimonianze è una sorta di “osservatorio della situazione attuale” che evidenzia però come anche prima del Covid-19 e della pandemia globale le condizioni di lavoro del settore siano sempre state precarie, l’esigenza di una riforma ha ora forma di urgenza, ma c’è sempre stata.

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