Eduardo Castaldo, la sua street art a Napoli per la Palestina

Napoli è in Palestina: gli interventi artistici di Eduardo Castaldo, fotografo ed artista, trascinano il nostro sguardo altrove, ci costringono ad aprire gli occhi verso un problema più che mai attuale, la questione Palestinese, attraverso la street art.

Ho sempre creduto nel valore dell’arte e nella sua forza espressiva, nel suo modo semplice di riuscire ad arrivare a tutti, di veicolare un messaggio in maniera efficace, forte, d’impatto.

Se pensiamo ai grandi maestri muralisti messicani ad esempio, l’arte era per loro un modo per raccontare la storia del proprio paese, del proprio popolo, talvolta mettendo al corrente parte della popolazione sulla storia, sulla politica. L’arte murale è da sempre stata una delle forme che prediligo, proprio per questa propensione quasi didattica, carica di significati, capace di arrivare a moltissimi.

Nell’ultimo mese il conflitto tra Israele e Palestina ha preso una piega peggiore del solito, i territori lunga la striscia di Gaza patiscono situazioni assurde, tra aggressioni, assalti, trasferimeti coatti. Ciò ha portato gran fermento, rimettendo al centro del dibattito politico-sociale la questione Palestinese, di cui troppo spesso ci dimentichiamo.

L’arte di Eduardo Castaldo

Nell’ambito di tutto ciò il fotogiornalista, nonchè artista, Eduardo Castaldo ha iniziato col portare avanti una vera e propria “guerrilla” fatta di spray, sticker, stencil, tappezzando Napoli di interventi artistici pro-palestina.

Napoli è in Palestina“, questa la frase che annuncia i suoi ultimi lavori in giro per la città, lavori diventati virali in tutto il mondo, visto il seguito internazionale dell’artista, che a lungo ha vissuto all’estero, anche nella stessa Gerusalemme. Eduardo Castaldo ha infatti iniziato la sua carriera come fotoreporter di guerra, passando molto tempo tra Gerusalemme e Il Cairo, fotografando ad esempio i giorni della RivoluzioneEgiziana con gli episodi di Piazza Tahrir, che gli sono valsi diversi premi di fotografia in ambito internazionale, tra cui il World Press Photo 2012.

Lasciato l’ambito del fotogiornalismo (al momento è fotografo di scena della serie L’Amica Geniale), Edoardo si è dedicato, tra le altre cose, agli interventi di street art, interventi dai messaggi forti, chiari, di grande sensibilità ed una creatività dirompente: ecco che i manifesti per la mostra di Frida Kahlo diventano messaggi di speranza e supporto, trasformando il nome dell’artista in FREE PALESTINE, con tanto di video che ci mostrano il veloce processo.

Anche i cartelli stradali vengono modificati, i segnali di rimozione diventano carrarmati, e grande è il seguito dell’artista, soprattutto in Medio Oriente, dove in molti supportano la sua attività, il modo in cui cerca, attraverso la sua voce e le sue opere, di far arrivare la verità a tutti, di portare la questione Palestinese sulle sui muri delle città e nella nostra vita.

Spettacolare, a mio avviso, il suo intervento a Piazza Miraglia, cui oggetto è il checkpoint di Betlemme. Lungo tutta la pareteche costeggia i lavori in corso si susseguono i volti da lui fotografati, dietro le sbarre. Un murales, un’opera in continua evoluzione che cambia aspetto: dal bianco e nero complessivo, giorno dopo giorno, si aprono scorci a colori, volti vividi e pieni di emozioni, volti che fanno pensare.

Non possiamo far altro che sperare che Eduardo Castaldo continui a fare della nostra splendida Napoli la voce della Palestina, la voce che voce non ha.





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