Villa del Torchio inserita nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei: produceva vino falanghina

Dopo la formale richiesta del Comune di Quarto e il decreto firmato a fine 2021 dal ministro della Cultura Dario Franceschini, la Villa rustica di epoca romana ribattezzata Villa del Torchio è stata inserita ufficialmente nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Villa del Torchio entra a far parte del Parco Archeologico dei Campi Flegrei

Si apre, adesso, una nuova fase e nuove prospettive di collaborazione tra il Comune di Quarto e il Parco, come ha evidenziato il sindaco Antonio Sabino nel corso di un incontro che si è tenuta ieri pomeriggio a Villa del Torchio con il direttore del Parco Archeologico Fabio Pagano. Alla riunione erano presenti anche gli assessori comunali al Turismo, Giuseppe Martusciello e alla Cultura e PNRR Raffaella De Vivo, oltre ai consiglieri comunali Rosario Di Roberto e Gennaro Castellano.

Ringrazio il Direttore Pagano e il suo staff, con il quale abbiamo avuto un proficuo confronto istituzionale e tecnico-operativo che, già nelle prossime settimane, produrrà atti importanti per la valorizzazione e la promozione della Villa del Torchio – dice il sindaco – Il modello al quale stiamo lavorando con il Parco Archeologico è quello dell’Accordo di Partenariato come previsto dal Codice degli appalti. Un nuovo modello di gestione e valorizzazione innovativa, già sperimentato per Piscina Mirabilis e Macellum, che rientra anche nella più ampia prospettiva di marketing territoriale per Procida2022”.

Il Direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei esprime soddisfazione per questa nuova sfida e dichiara: “Il Parco archeologico dei Campi Flegrei allarga i suoi confini e abbraccia ora anche l’importante territorio di Quarto, configurandosi ancora di più come animatore di ampie strategie territoriali. Ereditiamo l’importante lavoro svolto dalla Soprintendenza e dal Comune di Quarto e siamo già al lavoro per sviluppare un piano di valorizzazione che possa dare il giusto risalto alla Villa del Torchio come luogo della memoria antica, perno per il futuro sviluppo del territorio e generatore di opportunità culturali e sociali.

La storia

L’edificio, databile tra il I e il II secolo d.C., prende il nome dal ritrovamento al suo interno di un “torcularium” utilizzato per spremere le vinacce. Ritrovata durante i lavori per la realizzazione di un centro commerciale, la Villa è stata messa in sicurezza ma non è sempre visitabile. La costruzione – che presenta un impianto quadrangolare – non ha solo un settore padronale, ma ha una distinta pars fructuaria, un settore cioè dove produrre e conservare il vino.

Il ritrovamento di una cella vinaria e di un torchio in discrete condizioni lasciano intendere che l’edificio fosse un centro di produzione e di distribuzione di vino per la vicina Puteoli. Tutta la villa è organizzata come una moderna azienda agricola, con ambienti allestiti in base alle esigenze dei signori romani della falanghina: il torcularium (il torchio) – rimasto quasi intatto – è formato da un calcatorium (la base) in cocciopesto destinato alla premitura, sul quale veniva istallato il torchio per la successiva spremitura delle vinacce.

Un torchio formato da un sostegno verticale, infisso in un grande blocco di pietra lavica sul quale era innestato il prelum (la pietra lavica circolare), che veniva abbassato su una cesta. I signori romani della falanghina avevano dotato l’azienda anche di immense vasche di raccolta del vino, perfettamente conservate. Dopo la fermentazione, il mosto veniva raccolto in grandi recipienti. L’unico dolium (l’otre) integro è stato recuperato alla spalle della cella. A partire dal V secolo d.C. l’area comincia a essere utilizzata per le sepolture: sono state rinvenute, infatti, 24 tombe di diversa tipologia a ridosso del cortile. Centinaia le monete di bronzo raccolte.

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