L’arte del presepe napoletano nella meravigliosa collezione del Museo di San Martino

san martino

Molti di noi sono cresciuti guardando le commedie di Eduardo De Filippo, e forse, una delle frasi che maggiormente suscitava una risata era la celebre “Te piace ‘o presepe?”, domanda che Luca ripete più volte al figlio Tommasino in “Natale in casa Cupiello”. Questa frase racchiude in sé la filosofia partenopea e l’amore che Napoli prova per i presepi. È per questo che continuando il nostro percorso all’interno dei musei napoletani, abbiano deciso di trattare, oltre a quella teatrale, la sezione presepiale del Museo di San Martino. Materiale, storici pastori in legno e terracotta e tecniche, sono tutti qui racchiusi per spiegare e mostrare al visitatore le caratteristiche e l’evoluzione di questa secolare tradizione napoletana, offrendo anche riflessioni sulla società settecentesca. Divisa in otto sale, il Museo contiene la più grande raccolta presepiale d’Italia. La sezione, ubicata nella zona dove si trovavano le antiche cucine della Certosa, possiede un’importante raccolta di pastori realizzati dai più celebri plasticatori del XVIII e del XIX secolo.

presepe

Alcuni personaggi, come un mendicante in terracotta con occhi di vetro, sono opera di Giuseppe Sanmartino, l’artista del Cristo velato. Non solo pastori, ma anche accessori che rendono il presepe vivo, come ortaggi, frutta, vasellame, strumenti musicali, argenti e animali realizzati da Francesco Gallo. La maggior parte dei presepi appartiene alla collezione dell’avvocato Pasquale Perrone che nel 1971 affidò al Museo più di novecento oggetti. Alcuni tesori sono esposti negli originali “scarabattoli”, bacheche lignee vetrate a volte provviste di un fondale dipinto, destinate a una funzione devozionale. Fra questi il presepe Ricciardi, con un magnifico corteo di Orientali, non al completo a causa di un furto. Altri sono dedicati alla Natività e all’Annunciazione. In alcune vetrine particolarmente importanti sono gli animali, di straordinario realismo, e le tante “nature morte”.

All’interno della sezione è possibile osservare presepi di differenti dimensioni, il più piccolo è racchiuso in un guscio d’uovo, ed epoche, vanno infatti dal Quattrocento fino all’Ottocento. Anche i pastori variano per grandezza, da quelli in formato ridotto a quelli simili a manichini con vestiti di stoffa di circa trentacinque centimetri. Vi sono poi alcuni pastori deformi della collezione Carrara, che esasperati sembrano quasi delle caricature.

presepe Cuciniello

Il presepe più importante è quello Cuciniello, che prende il nome da Michele Cuciniello collezionista che donò allo Stato circa ottocento tra pastori, animali e accessori, e che volle personalmente seguire la messa in scena e il montaggio dell’intero presepe, inaugurato nel 1879. L’opera fu esposta in una grotta appositamente costruita. Popolata da elementi tardo-settecenteschi, rappresenta i tre episodi principali: del mistero, la grotta dove nacque Gesù, della taverna e dell’annuncio ai pastori e al popolo rappresentato da personaggi appartenenti a ogni ceto. Mendicanti, suonatori, contadini, venditori ambulanti, nani, mori e popolane che sembrano vivere realmente.

Recentemente sono stati poi aggiunti alla sezione pezzi unici come la Vergine puerpera in legno del Trecento, e le figure superstiti del grandioso presepe della chiesa di San Giovanni a Carbonara, opera quattrocentesca degli scultori Pietro e Giovanni Alamanno.

Fonti: Stefano De Caro, Massimo Marrelli, Walter Santagata, “Patrimoni intangibili dell’umanità. Il distretto culturale del presepe a Napoli”, Guida, Napoli, 2008

Touring Club italiano, “Napoli e dintorni”, Touring Editore, Milano, 2001

Pietro Gargano, “Il presepio”, Fenice 2000, Milano, 1995

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