20 luglio 1860, nasce Giambattista De Curtis l’autore di Torna a Surriento: canzone sul mito delle Sirene

torna a surriento
Foto fb Massimo Coppola, sindaco di Sorrento

Nasce oggi, il 20 luglio del lontano 1860, Giambattista De Curtis. Il paroliere, fratello di Ernesto, è ricordato per essere uno degli uomini che più hanno esaltato la sua città natale, Sorrento. A loro si deve una delle canzoni più celebri del patrimonio musicale partenopeo: “Torna a Surriento”.

Tante le leggende su come è nato questo brano, scritto verosimilmente tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Alcuni ritengono, come si legge su Wikipedia, che Eugenio De Curtis avrebbe tratto ispirazione per il ritornello dal canto di un usignolo mentre si trovava ospite del fratello presso l’Hotel Tramontano di Sorrento. L’usignolo infatti riproduce le prime cinque note del ritornello.

Foto sito Comune Sorrento

LA STORIA DI TORNA A SURRIENTO

Il sito del Comune di Sorrento, a firma di Antonino Cuomo, spiega la storia di questo brano:

È noto che Giambattista de Curtis fosse – da alcuni anni – ospite del comm. Guglielmo Tramontano (Sindaco di Sorrento dal 1900) nel suo albergo per eseguire lavori di ornamento pittorico nei saloni ed in alcune camere (alcuni dei quali ancora visibili). Spesso a lui si univa il fratello Ernesto: due anime di artisti. Era il 15 settembre 1902. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Giuseppe Zanardelli, aveva programmato un viaggio in, Basilicata ed espresse il desiderio di farlo precedere da una visita a Capri ed a Sorrento. Quel giorno s’imbarcò, a Napoli, sul “Marcantonio Colonna” diretto all’Isola Azzurra, ove giunse e rimase ospite del sindaco Federico Serena, ripartendone nel tardo pomeriggio per Sorrento dove giunse alle ore 19 circa. Percorse le strade fra ali di folla inneggianti, fra luminarie e lanci di fiori, fino a raggiungere l’Imperial Hotel Tramontano dove alloggiò. 

In quell’occasione fu cantata – per la prima volta – Torna a Surriento, scritta da Giambattista de Curtis e musicata dal fratello Ernesto. Dopo alcuni decenni, su di essa nacque una “storiella”, secondo cui sarebbe stata composta per “le esigenze dell’ufficio postale di Sorrento” o per altre richieste di soluzioni di alcuni problemi che affliggevano la Città“. La spiegazione – logica – appare una sola: escludendo totalmente l’improvvisazione e la finalizzazione con l’Ufficio Postale, il Sindaco Guglielmo Tramontano avrà chiesto a de Curtis di preparare una canzone in onore del Presidente del Consiglio che aveva preannunziato la sua visita a Sorrento. Il che è avvenuto con l’adattamento della Torna a Surriento del 1894! Infatti nel testo cantato al Presidente del Consiglio sono inserite la seconda e la quarta “quartina” della prima parte e la terza e la quarta della seconda parte che, nel testo originale – ed attuale – non figurano. Dalle dieci quartine complessive della “esibizione” del 1902 la canzone ufficiale è ridotta a sei”.

La città è profondamente legata al testo del brano:

La canzone “Torna a Surriento” è il vero e proprio inno della nostra terra. Sentirla cantare da un bambino o da un grande interprete genera sempre commozione ed incanto. Quell’incanto originario della terra delle Sirene, che ha saltato il tempo consegnandoci così nella sua intangibile perfezione. Torna a Surriento è un brano che, al di là dei suoi innegabili pregi musicali (fluida e spontanea melodicità, pur senza cadute nell’ovvio o nel banale; originalità strutturale) contiene un misterioso fascino, un sublimi naie messaggio che rimanda – perché no? – al mito delle Sirene.
Tale canzone esprime, a mio avviso, il languore di un addio, il distacco da qualcosa che non è solo Sorrento; esprime l’ineluttabile abbandono di una luce, l’inarrestabile fluire del tempo, la consapevolezza di non potere arrestare la giovinezza della vita, che nel mito di Sorrento sembra immobile nella dolcezza aspra dei limoni, nell’ eco del mare nelle grotte, nel delirio del sole, il cui tramonto ogni pomeriggio canta da millenni le sirenusiche e semplici note di Torna a Surriento“.

L’attuale sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, ha voluto così ricordare l’autore della canzone:

Un omaggio a Giambattista De Curtis, nel giorno dell’anniversario della sua nascita. Un atto dovuto nei confronti dell’autore di “Torna a Surriento” che compose sulla musica del fratello Ernesto.
Lo ricordiamo oggi e lo ringrazieremo per sempre, per quelle note e quelle parole che celebrano la nostra bella Sorrento e che l’hanno resa famosa in tutto il mondo“.

Tantissimi i tenori che hanno cantato questa canzone in giro per il mondo. La versione più nota è sicuramente quella di Luciano Pavarotti.

Indimenticabile anche quella di Andrea Bocelli.

IL TESTO

«Vide ‘o mare quant’è bello,
spira tanto sentimento,
Comme tu a chi tiene mente,
Ca scetato ‘o faje sunnà.
Guarda, gua’ chistu ciardino;
Siente, sie’ sti sciure arance:
Nu profumo accussì fino
Dinto ‘o core se ne va…
E tu dice: “I’ parto, addio!”
T’alluntane da ‘stu core…
Da la terra de l’ammore…
Tiene ‘o core ‘e nun turnà?
Ma nun me lassà,
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,
famme campà!
Vide ‘o mare de Surriento,
che tesore tene ‘nfunno:
chi ha girato tutto ‘o munno
nun l’ha visto comm’a ccà.
Guarda attuorno sti ssirene,
ca te guardano ‘ncantate,
e te vonno tantu bene…
Te vulessero vasà.
E tu dice: “I’ parto, addio!”
T’alluntane da ‘stu core
Da la terra de l’ammore
Tiene ‘o core ‘e nun turnà?
Ma nun me lassà,
Nun darme stu turmiento!
Torna a Surriento,
Famme campà!»

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