Caravaggio: l’artista dall’animo tenebroso che cambiò per sempre la pittura napoletana

Caravaggio

Il grande Michelangelo Merisi (o anche Amerighi, noto come il Caravaggio – ndr) è anch’egli annoverato tra i Figli illustri di Napoli della nostra rubrica; oggi ricorre l’anniversario della sua nascita: ben 443 anni di storia, di arte, di vita. Il famoso pittore italiano nasce a Milano il 29 settembre 1571, muore a Porto Ercole il 18 luglio 1610, ma durante la sua vita è stato attivo in molte città italiane: Venezia, Firenze, le isole Sicilia e Malta e sopratutto Napoli nella quale ha lasciato tracce indelebili della sua genialità pittorica, tanto da dare vita al caravaggismo, un filone pittorico che rincorre ed emula il suo stile; nei suoi dipinti combina l’analisi dello stato umano sia fisico sia emotivo, con un uso drammatico della luce, mai usato prima, che lo differenzierà da tutti i suoi predecessori e gli creerà intorno una fitta rete di seguaci, i caravaggisti, influenzando quindi ampiamente tutta la pittura barocca.

Flagellazione di Cristo, Napoli, al Museo di Capodimonte
Flagellazione di Cristo, Napoli, al Museo di Capodimonte

In realtà il suo “periodo nel napoletano” ha inizio a causa di alcuni guai con la legge che lo portarono a fuggire da Roma. Le fonti difatti riportano che durante una rissa Caravaggio avesse compiuto un omicidio e, condannato a morte, fu costretto a scappar via. Di animo particolarmente irrequieto infatti Caravaggio dovette affrontare non poche vicissitudini durante la sua vita e il 28 maggio del 1606, il celebre pittore approdò a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, dove vivrà per circa un anno. La fama dell’artista di risonanza universale era già ben nota alla bella Partenope e la sua genialità creativa lo precedette notevolmente. I Colonna, antica famiglia patrizia romana imparentata con il Pontefice, lo raccomandò pertanto alle cure della casata Carafa-Colonna, stesso ramo aristocratico nella città di Napoli. Sin da quando Caravaggio arrivò a Napoli, cominciò a vivere un periodo piuttosto felice e prolifico per quanto riguarda il suo lavoro e le numerose commissioni che tutt’ora rivestono i Musei più importanti di Napoli, gli edifici storici più antichi che conferiscono alla città un pregio artistico che parecchie città ci invidiano, affascinando innumerevoli turisti. Il Merisi, in questa terra vulcanica che molto lo rispecchiava, realizzò: Giuditta che decapita Oloferne, scomparsa, di cui si vocifera che il Banco di Napoli ne custodisca gelosamente solo una copia; Sacra famiglia con San Giovanni Battista, appartenente alla collezione privata Clara-Otello Silvas a Caracas; Flagellazione di Cristo, di cui una prima versione conservata presso il Musée des beaux arts di Rouen e una seconda versione invece realizzata direttamente all’interno della chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostata nel Museo di Capodimonte, dove risiede attualmente; e ancora: Salomè con la testa del Battista, alla National Gallery di Londra; Davide con la testa di Golia, al Kunsthistorisches Museum di Vienna; Crocifissione di Sant’Andrea, presso il Clevaland Museum of Art; Madonna del Rosario, commissionata presumibilmente dai Carafa-Colonna per adornare una ricca cappella di famiglia, ma dopo la morte del pittore, il quadro fu venduto ad alcuni mercanti, venne portato nelle Fiandre e poi a Vienna, dove ancora oggi si trova.

Giuditta che decapita Oloferne
Giuditta che decapita Oloferne

Uno dei lavori più importanti del Caravaggio è indubbiamente Sette opere di Misericordia, il suggestivo quadro, ancora a Napoli, presso il Pio Monte della Misericordia, che con la sua bellezza e la sua composizione drammatica e concitata, corale e toccante, s’imporrà da cardine tra la pittura italiana in generale e la pittura dell’Italia Meridionale nello specifico, dando in effetti un grande stimolo alla pittura barocca partenopea; gli stessi pittori immediatamente successivi al Caravaggio, quali Luca Giordano, Francesco Solimena, Salvator Rosa e molti altri non fecero altro che percorrere le orme da lui già tracciate con impareggiabile maestria. Ma le avventure del Caravaggio non finiscono qui: pare che una notte, in via Monteoliveto, fuori della Locanda del Cerriglio, il pittore fu sfidato da un suo rivale, il quale lo sfigurò in volto e la fasulla notizia della sua morte cominciò a girare prematuramente in tutta la città. Da qui in poi la sua fase creativa tra i partenopei subì vari cambiamenti che si confondono tra verità e fantasie, realtà e leggende: dipinse San Giovanni Battista disteso, appartenente a una collezione privata a Monaco di Baviera; Negazione di San Pietro, poi seguirono le tre tele per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, ovvero: San Francesco che riceve le stimmate, San Francesco in meditazione e Resurrezione, tutte purtroppo andate perdute a causa del terremoto del 1805 che causò un crollo dell’edificio religioso. Infine secondo i libri di storia dell’arte, dipinse prima di morire Martirio di Sant’Orsola, incompiuto infatti, per opera di Marcantonio Doria, conservato presso la Galleria di Palazzo Zevallos in via Toledo e restaurato ultimamente grazie al Banco di Napoli.

Sette Opere della Misericordia, Napoli, Pio Monte della Misericordia
Sette Opere della Misericordia, Napoli, Pio Monte della Misericordia

Da Roma gli giunse notizia di una revoca da parte del Papa della sua condanna a morte e così il Merisi lasciò il Palazzo Cellammare, presso il quale viveva ospite della marchesa Costanza Colonna e nel luglio del 1610 si mise in viaggio su di una feluca-traghetto che lo avrebbe portato da Napoli a Porto Ercole, dove poi morì. La personalità del Caravaggio, l’importanza che permeò in generale per tutto il ‘600 napoletano è una prova inequivocabile dedotta dai suoi capolavori incommensurabili, dal suo stile pittorico, dalla sua scuola, dalla sua tecnica pittorica nonché dai soggetti che egli decideva di ritrarre, in un contesto antico ma di anticipata modernità per il tempo.

Martirio di Sant'Orsola, Napoli, Palazzo Zevallos
Martirio di Sant’Orsola, Napoli, Palazzo Zevallos

Infatti le importanti committenze, i suoi ritratti e autoritratti (come in David con la testa di Golia, in cui la testa mozzata è un perfetto suo autoritratto, segnale inequivocabile della morte che egli tentava di rifuggire in modo apotropaico, esorcizzandone la paura – ndr) le sue nature morte e i personaggi di natura quasi efebica che gettano luce sulla sua presunta omosessualità, fanno del Caravaggio un pittore straordinario, famosissimo e amatissimo dagli storici dell’arte e dai turisti di tutto il mondo. E Napoli al suo confronto, rapportato all’artista, non può che vantarne un significato speciale che portò Caravaggio a maturare ancor di più il suo ingegno e ad accrescere la sua celebrità.

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