Pino Daniele, il grande artista che ha raccontato i “mille culure” di Napoli

Oggi Pino Daniele avrebbe compiuto 60 anni. Lui non potrà festeggiarli, ma la sua Napoli si appresta a celebrarlo con flash mob, mostre e concerti gratuiti. Con la morte del bluesman partenopeo la città ha perso uno dei suoi simboli, perché il cantautore napoletano è stato uno dei più grandi artisti italiani e il protagonista di un’autentica rivoluzione musicale.

Giuseppe Daniele nasce, nel 1955, nel Quartiere Porto. Primogenito di sei figli, frequenta insieme con Enzo Gragnaniello le scuole elementari presso l’istituto Oberdan. Impara a suonare la chitarra da autodidatta mentre frequenta l’istituto Armando Diaz di Napoli, dove si diploma in ragioneria. Prima di raggiungere il successo come solista, Daniele esordisce in un gruppo chiamato The Jet e successivamente fonda il complesso musicale Batracomiomachia. La band vanta tra i componenti artisti del calibro di Rosario Jermano, Rino Zurzolo ed Enzo Avitabile. I Batracomiomachia erano soliti fare le prove in uno spazio in Vico Fontanelle situato alla Sanità dove, in quegli anni, passarono diversi musicisti napoletani, fra i quali Edoardo Bennato e il gruppo Osanna. Nel 1976 Daniele inizia ad avere le prime esperienze professionali. Appare come chitarrista nell’album “Suspiro” di Jenny Sorrenti, partecipa alla registrazione dell’album “Le due facce di Gianni Nazzaro” dell’omonimo cantante e accompagna Bobby Solo in tour. Ma soprattutto in questo anno il cantautore napoletano entra a far parte dei Napoli Centrale, un ensemble partenopeo grazie a cui Daniele incontra celebri strumentisti, tra i quali il sassofonista James Senese.

Nel 1977 esordisce con “Terra mia” di cui fa parte il singolo “Napule è”. Con questo album, in cui la musica popolare napoletana si incontra con il blues tipico dell’America del Nord, il pubblico scopre un nuovo modo di fare musica d’autore. Da questo momento in poi il successo del bluesman campano è inarrestabile. Da “Pino Daniele”, del 1979, che comprende “Je so’ pazzo”, a “Nero a metà”, del 1980, che contiene brani in cui la parte strumentale ha la stessa importanza di quella vocale. Il titolo di questo album è dedicato al cantante degli Showmen Mario Musella, scomparso poco prima della pubblicazione, figlio di madre napoletana e padre nativo americano. Il disco è presente nella classifica, stilata nel 2012 dalla rivista Rolling Stone Italia, dei 100 migliori album italiani di sempre.

Arrivano anche i riconoscimenti internazionali sanciti dalle prestigiose collaborazioni con jazzisti di fama mondiale quale Wayne Shorter e Alphonso Johnson. Suona inoltre in apertura del concerto tenuto da Bob Marley allo stadio San Siro. In questi anni Daniele vive un grande successo grazie a Lp come “Alleria”, “A me me piace ‘o blues”, “Yes I know my way” e Bella mbriana. È inoltre compositore delle colonne sonore dei film dell’amico Massimo Troisi, per il quale scrive il capolavoro “Quando”. Gli anni ‘90 lo vedono tornare all’acustico con “Mascalzone Latino” e “Un uomo in blues” di cui fa parte il brano “’O Scaraffone”, ma sono anche gli anni delle tournée, come quella nel 1994 che lo vede esibirsi allo stadio San Paolo con Eros Ramazzotti e Jovanotti.

La consacrazione commerciale arriva con “Non calpestare i fiori nel deserto”, del 1995, e “Dimmi cosa succede sulla terra”, del 1997, in cui abbraccia sonorità più pop. Nel 2000 decide di incidere un album per omaggiare tutti i personaggi che hanno segnato la sua vita, da Che Guevara a Diego Maradona. Qualche anno dopo si ricongiunge a Tony Esposito e prepara il cd “Ricomincio da 30” in cui ripercorre la sua carriera musicale. Infine incide, tra il 2009 e il 2010, “Electric jam” e “Boogie man”. Il cantautore si esibisce per l’ultima volta il 31 dicembre 2014 come ospite al Capodanno di Rai1. Quattro giorni dopo, a causa di un infarto, la chitarra del bluesman napoletano cessa di suonare.

Con la scomparsa di Pino Daniele, Napoli ha perso l’unico artista che forse sia riuscito realmente a raccontare, con musica e parole, tutti i mille colori del capoluogo campano.

Questo articolo fa parte della rubrica I figli illustri di Napoli.

Potrebbe anche interessarti


Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più