Andrea Camilleri e l’Unità d’Italia: “Era indispensabile”. Ma finì per affamare il Sud

andrea camilleriChe Andrea Camilleri avesse un’idea ben precisa della questione meridionale è cosa ormai più che nota. Il Maestro conosceva molto bene la storia della sua Sicilia e del Sud, compresi gli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia e ciò che accadde successivamente.

Camilleri ha sempre affermato che unire l’Italia era diventato indispensabile. Il problema fu il modo in cui si arrivò ad unificare il Paese e soprattutto come fu amministrato. La classe dirigente non tenne conto delle differenze tra le varie zone d’Italia, estendendo le leggi piemontesi in territori dove non potevano funzionare. Ma c’è di più: fu attuata una vera e propria politica di impoverimento del Mezzogiorno in favore del Nord.

Celebre è il discorso di Andrea Camilleri tenuto durante la cerimonia con cui fu nominato professore emerito honoris causa dell’università di Roma Tor Vergata nel mese di aprile 2018. Questa la trascrizione:

“Quando ero giovane non c’era nessuna sopraffazione del Nord verso il Sud. Il Sud faceva parte dell’Italia fascista imperiale allo stesso modo di come lo faceva la capitale industriale d’Italia, Milano, eccetera. Tutte balle. In Sicilia stavamo da cani anche durante il fascismo. I poveri contadini avevano avuto da Garibaldi tutte le promesse del mondo: “Il latifondo sarà spezzato, spezzettato in tanti campi. Le terre saranno vostre”.

“Ma quando mai. La cosa che arrivò con l’Unità d’Italia fu la leva obbligatoria che era una tassa: levava forza lavoro a famiglie contadine poverissime. Tanto che cominciò l’uso di accompagnare al distretto militare il richiamato alle armi con i vestiti a lutto, considerandolo un morto provvisorio. Nel giro di 4 anni il grafico delle nascite calò a picco come la Borsa in questi giorni, a picco, e venne coniato un superbo modo di dire. Perdonatemi: “Li levaru ‘u piaciri do futtiri”.

“Credo che l’Unità d’Italia fosse indispensabile, voluta dalla Storia, voluta dagli italiani stessi. Credo che nei cinquanta anni successivi si sia fatto di tutto per spaccare l’Italia in due. Pensate, vi dico solo questo e chiudo: nel 1859 i telai in attività in Sicilia erano 12mila. Cinque anni dopo avvenuta l’Unità d’Italia sono 700 soltanto. Una serie di leggi ha spostato la produzione della stoffa e tutto a Biella. Grazie”.

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