Dadi e osterie: come si passava la sera nella Pompei del 79 d.C.
Set 22, 2026 - Redazione
Scavi di Pompei - Marc Peeters per Pexels
Gli Scavi riaprono di sera fino al 10 ottobre
La sera dell’antica Pompei viene immaginata quasi sempre dentro le domus, tra triclini affrescati, coppe di vetro e banchetti lunghi. Quello che gli scavi documentano è più prosaico e sta soprattutto sulla strada, nelle stanze aperte sui vicoli dove si cenava e si tiravano i dadi. Il Parco Archeologico di Pompei ha reso noto che dal 28 agosto al 10 ottobre i siti della Grande Pompei tornano ad aprirsi in orario serale, tutti i venerdì e i sabato dalle 19:30 alle 23:30. Per chi vive tra Napoli e i comuni vesuviani gli Scavi non sono una meta lontana ma il sito dietro casa. Secondo lo stesso annuncio, l’accesso costa 7 euro per ciascun sito e, a Pompei, 7 euro per ciascuno dei due itinerari.
Il gioco aveva un indirizzo nella Regio VI
Una di quelle stanze portava un nome tecnico, taberna lusoria, ed era riconoscibile a chi passava. Nella Regio VI, al numero 28 dell’insula 14, si apriva direttamente sulla strada, e sul muro d’ingresso c’era un bossolo per i dadi, cioè il bicchiere da cui venivano rovesciati, messo in mezzo a due falli che lì avevano valore di simboli di fortuna. Lo ricostruisce MediterraneoAntico, che ha riletto i materiali pompeiani legati al gioco dei dadi. Anche il piano d’appoggio della partita aveva il suo nome latino, tabula aleatoria.
Accanto, al civico 36, c’era una caupona, cioè un’osteria, dove oltre a mangiare si giocava. Restano alcuni quadretti con scritte, i motti che i giocatori si scambiavano quando il punteggio era in discussione. La stessa rilettura ne riporta uno, “Truffatore è proprio tre! Ho vinto!”, e ricorda che dalle parole non di rado si passava ai fatti. Quelle scritte sono la cosa più vicina che ci resti alla voce dei giocatori pompeiani.
Quei quadretti fissano una scena che non è cambiata molto, fatta di un lancio, di una discussione sul punteggio e di un turno successivo. È cambiato il piano d’appoggio. Dove i pompeiani tenevano una tabula aleatoria oggi c’è lo schermo del telefono. Proprio lì, nei casinò online, si gioca ancora a dadi e a carte, con un generatore di numeri casuali al posto del bossolo. Il paragone, però, finisce presto, perché a Pompei quel gesto stava in un luogo preciso, con un muro dipinto e un’osteria intorno.
Chi truccava i dadi e chi li teneva in casa
Negli scavi anche l’imbroglio ha lasciato la sua prova materiale. MediterraneoAntico segnala che i lapilli hanno restituito a Pompei alcuni dadi truccati, cubi piuttosto grandi che, sulla faccia opposta al sei, portano un incavo ricavato per alloggiarvi un peso di piombo. Il sospetto che qualcuno stesse alterando il lancio non era dunque soltanto una battuta da osteria: era un oggetto, e c’era chi lo fabbricava.
Non serviva però una taberna per giocare. Tra gli arredi della Casa di Giulio Polibio, raccolti dal Parco in una mostra oggi chiusa al pubblico, accanto alle coppe da banchetto, ai candelabri, a un anello con sigillo in bronzo e a un salvadanaio in terracotta comparivano anche dadi da gioco. La scheda della mostra li elenca insieme al calco di un cesto in vimini, tra gli oggetti di uso quotidiano.
Presi insieme, quegli oggetti raccontano una pratica ordinaria più che un vizio d’eccezione: un segnale sulla strada, le battute scritte al muro di un’osteria, un dado appesantito, qualche dado tra le suppellettili di una domus agiata. Resta, oggi come allora, un passatempo che comporta un rischio, e il gioco responsabile passa da uno strumento preciso: l’autoesclusione dal gioco a distanza si chiede all’ADM con SPID e impedisce di giocare sui conti aperti presso qualsiasi concessionario autorizzato al gioco a distanza.
Anche altrove, nell’area vesuviana, lo scavo è ripartito di recente: a Torre del Greco i lavori di Villa Sora hanno riportato alla luce l’affresco di una creatura mitologica, e lì il lavoro non è finito.
Cosa si attraversa entrando dopo il tramonto
A Pompei gli itinerari serali sono due, e per quello con ingresso da Piazza Anfiteatro il calendario del Parco indica ancora il 19 e il 26 settembre e il 10 ottobre: porta ai calchi delle vittime dell’eruzione esposti nella Palestra Grande e ad alcune domus di pregio, dalla Casa della Venere in Conchiglia alla Casa di Octavio Quartio. L’altro entra dalla Villa dei Misteri e prosegue in navetta verso la Villa Regina di Boscoreale. La scelta va fatta prima di entrare, e il comunicato del Parco fissa l’ultimo ingresso alle 22:30. Chi arriva dopo il tramonto cammina sugli stessi basoli su cui, a quell’ora, qualcuno litigava su un tre.
