Koulibaly: “In Francia non fanno cori razzisti. Li ho sentiti solo in Italia!

Foto Ssc Napoli

“Se dobbiamo lottare contro le discriminazioni, significa che facciamo passi indietro”. E’ questo quello che ha detto Kalidou Koulibaly, in una video intervista rilasciato alla Ssc Napoli, dopo tutte le vicende che sono successe in questo ultimo mese. Dai cori discriminatori e vergognosi al San Siro, nel match Inter- Napoli, fino ad arrivare alla delusione dovuta al rigetto del ricorso del Napoli, per l’allunamento di una giornata di squalifica al difensore senegalese.

Non è stato un mese facile per il giocatore, anche e soprattutto dopo la conclusione della vicenda che ha spiazzato a tutti, ma Koulibaly è riuscito ad estrarre tutta la positività della vicenda: “La mia famiglia mi è stata molto vicina, loro sono la cosa più importante del mondo. Però ho ricevuto sostegno anche da tanti amici e soprattutto mi hanno scritto anche persone che non conoscevo per darmi sostegno. Non lo dimenticherò mai.”

Eppure diventare il simbolo della lotta contro il razzismo è una “missione” che ha due risvolti, uno negativo e uno positivo. Il negativo come ha spiegato il giocatore, non fa molto piacere perché: “significa che non siamo tutti uguali e c’è ancora bisogno di affermare il contrario ed esistono ancor queste cose”, mentre il lato positivo consiste consiste nell’orgoglio di essere stato scelto in quanto significa: “che ho dei valori e posso farli vedere a tutti”.

Inoltre questi atteggiamenti discriminatori si sviluppano inspiegabilmente solo in età adulta, infatti prosegue il difensore dicendo: “I bambini non fanno differenza. Mio figlio va in una scuola italiana ma non ha problemi. Loro non sanno cos’è il razzismo”.

Conclude dicendo che: “In Francia non ho mai avuto problemi. Dove vivo io ci sono tanti stranieri, ma non c’erano mai problemi. La Francia su questo punto di vista è avanti. Io i cori li ho sentiti quando sono arrivato in italia”.

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