Verso Ercolano – Turris, Di Bartolomeo: “Che sia gemellaggio”

Herculaneum - Gladiator

Andrea Di Bartolomeo è un ex presidente e dirigente della vecchia Ercolanese. Noto anche ai più giovani perché ancora oggi è presente allo stadio, tra gli anni ’80 e i ’90 ha fatto parte della società in due stagioni della vecchia Serie C2, una in Quarta Serie (oggi Serie D) e una in Eccellenza.

Di derby con la Turris ne ha vissuti, prima da tifoso poi da dirigente. Ama infatti ricordare che è stato prima sugli spalti del “Solaro” poi, con altri, «è sceso» da questi per prendere parte alla società.

In occasione del derby di domenica torna a parlare e invita al rispetto reciproco tra le tifoserie perché la violenza «tra persone che abitano così vicino e che condividono tanto, è inutile e stupida». L’ex presidente ricorda un episodio avvenuto in quegli anni. «In occasione di un derby con la Turris giocato a Ercolano, dei violenti sostenitori di casa non volevano far uscire gli ospiti. Io e altri della società intervenimmo e così i torresi tornarono a casa senza problemi. Abbiamo sempre accolto tutti bene, con fiori, dolci e libri sulla nostra città, anche la Turris, e si deve continuare a fare così».

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Di Bartolomeo spende sempre delle belle parole per l’attuale società, senza la quale, ammette, «forse il calcio a Ercolano non esisterebbe», e quindi è importante comportarsi a dovere. «Con Torre tutti noi condividiamo tanto, i miei figli come molti ercolanesi sono nati là e tutti abbiamo amici, parenti, colleghi o conoscenti, quindi bisogna limitarci allo sfottò ma non sconfinare nella violenza che è controproducente per il nostro calcio e inutile per due realtà così legate».

Andrea-Di-BatolomeoAndrea Di Bartolomeo

L’odio fratricida nei derby non è purtroppo un sentimento peregrino. Più due cittadinanze sono vicine e più gli estremi e stupidi campanilismi si diffondono. Ma proprio perché si tratta di due realtà così vicine e collegate, anche quello tra Torre del Greco e Ercolano deve essere un derby, dopo undici anni, all’insegna dell’educazione.

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«Proprio perché i legami sono così forti – auspica infine Di Bartolomeo – spero che ci sia un bel gemellaggio e che in campo vinca il migliore».

 

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