Squadra di calcio popolare: “Sarà di tutti, ma non vogliamo padroni”

Squadra popolare

“No al calcio moderno”, quante volte avremo sentito o letto questo slogan negli stadi italiani. Adesso c’è chi dalle parole vuole passare, però, ai fatti. Si tratta di un gruppo di tifosi stanchi delle vicende che stanno infangando lo sport più seguito in Italia e che hanno intenzione di mettere su una squadra di calcio popolare. Il tutto in un territorio senza ombra di dubbio tra i più passionali relativamente al tifo calcistico, il napoletano.

A presentarci il progetto e gli obiettivi che si prefigge uno dei promotori, Andrea Scala.

Lei è il promotore di questa iniziativa, ci spiega cos’è una squadra di calcio popolare?

Diciamo che sono solo uno dei promotori, assieme ad altri ragazzi e ragazze di un’area abbastanza vasta, che va da Castellammare a Portici. Per calcio popolare si intende la formazione, la gestione e il tifo per una squadra di calcio fatta e gestita direttamente dai tifosi, che esca dalle logiche di profitto e dal basso si autofinanzi e riesca a portare in campo e fuori dei valori comuni, ormai completamente perduti nel calcio moderno.

Quindi la vostra è una risposta al sistema calcio attuale, ma qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Diciamo che il giocattolo per noi si è rotto da un pezzo, perché per buona parte siamo persone da sempre appassionate di calcio e siamo cresciuti sugli spalti tra cori, torce e borghetti. Tra scandali economici, calcio scommesse e non tengono più alle maglie che indossano ed una repressione delle forze dell’ordine che ha raggiunto livelli da stato fascista vero e proprio. In pratica il sistema calcio e il tifo sono sotto attacco costante da più di un ventennio e dopo la morte di Raciti e l’omicidio di Ciro Esposito (compiuto da un fascista romano coperto dalle istituzioni e di cui è complice anche la questura di Roma, che ha gestito l’ordine pubblico di quella sera in maniera vergognosa) è diventato praticamente impossibile sostenere in casa e in trasferta la squadra del cuore.

A proposito di casa, quale sarà la sede della vostra nuova squadra e quali tifosi pensate di avvicinare al vostro progetto?

I tifosi saremo noi, dai dirigenti ai calciatori che non potranno scendere in campo. In primis noi  che stiamo lavorando alacremente a questo progetto, poi ovviamente il tifo sarà aperto a chiunque voglia sostenere i club nascituro, senza alcuna preclusione. Per quanto riguarda la struttura stiamo cercando un campo che sia in grado di ospitare gare di Terza Categoria e che si trovi sul territorio vesuviano.

Giocare in Terza Categoria implica comunque entrare nel sistema che mettete in discussione. Intendete combatterlo dall’interno. Quali sono i vostri propositi?

Il calcio minore è per sua natura estraneo al professionismo, dunque non entra in conflitto con la sua natura. Quello che mettiamo in discussione è un sistema fatto di presidenti che fluttuano da una città ad un’altra, titoli sportivi che vengono scambiati come figurine e giocatori che per 1.000 euro di aumento di stipendio venderebbero anche la propria dignità. Il nostro è un percorso completamente diverso, l’iscrizione ad un campionato è necessaria perché il calcio è uno sport basato sull’incontro e l’incontro deve portare ad un risultato che sia pareggio, vittoria o sconfitta e a delle classifiche che però non siano un assillo. L’aspetto che più ci preme è quello aggregativo, dal tifo ai messaggi che può mandare (antirazzisti, antifascisti, e contro il calcio moderno e dei padroni), alla natura partecipata e assembleare della gestione societaria fino all’eventuale allargamento a squadre femminile e/o altri sport.

Qual è la cifra necessaria per mettere in piedi la struttura societaria e per iscrivere la squadra al campionato?

Le cifre sono abbastanza importanti, ma dipendono da una serie di fattori che possono alterarne o diminuirne l’entità. Per l’iscrizione servono pi di 1.000 euro, mentre per riuscire a fare la stagione senza intoppi parliamo di circa 4.000 euro. Ovviamente è importante per noi che le nostre componenti siano studenti, precari e disoccupati.

Studenti, precari e disoccupati. Quindi puntate ad una maggiore integrazione sociale di persone che attualmente sono fuori da certe logiche di mercato?

No, concetti come integrazione fanno pensare che tutto sia bello e noi siamo sbagliati. In realtà è questa società ad essere profondamente sbagliata e causa i nostri problemi. Noi cerchiamo di risolverli giorno per giorno facendo attività politica sul territorio e con scelte individuali consapevoli e coraggiose. Questo progetto rappresenta l’ennesimo tentativo di rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa dal basso senza padroni e senza padrini, ma con tanto impegno e cercando forme partecipate di gestione e di autofinanziamento che non svenda né il nostro fondo schiena né la nostra dignità. Una delle cose su cui siamo stati subito tutti d’accordo, per fare un esempio, è stata vietare lo sponsor sulle maglie, ma accettiamo forme di sostegno alla squadra che non siano invasive e che non necessitino di chissà quale ricambio di favori. Chi vuol partecipare ed aiutarci lo faccia senza troppa pubblicità o pretese.

Il primo passo in tal senso sarà compiuto domenica con il vostro primo incontro aperto al pubblico. Ci parli dell’evento.

Sarà né più né meno che una giornata di presentazione del progetto “Squadra di calcio popolare dell’area vesuviana”, che segue quasi un mese di incontri ed assemblee tenutesi in vari comuni del vesuviano, soprattutto tra i tifosi dei vari club sparsi attorno al Vesuvio. Ci saranno momenti di sport e aggregazione seguiti da un dibattito con le varie squadre di calcio popolare della Campania, che negli ultimi anni ha sfornato un sacco di esempi positivi in tal senso: Lokmotiv Flegrea, Quartograd, Stella Rossa, Partizan Matese, Atletico Brigante e via discorrendo. Poi ci sarà tanta musica con dei veri talenti della selezione vinilica ska e raggae del territorio, come Ciccio Sciò, Pico Selecter e President Isi. Ovviamente puntiamo anche ad autofinanziarci, perché senza soldi non si cantano messe. Sarà, inoltre, gradita una sottoscrizione libera per la squadra e la cena che faremo.

In conclusione, se la sente di fare un appello affinché le persone appoggino il vostro progetto?

Io credo che un progetto simile vada appoggiato senza remora alcuna, anche perché non sostituisce la propria fede calcistica (anzi, guai a chi ce la tocca!), ma la integra con un soggetto che sia realmente nostro e non di chissà chi. Lo sport è del popolo sempre e tale deve rimanere e chiunque voglia partecipare è ben accetto. Ovviamente, a scanso di equivoci eccessivamente ecumenici, non gradiamo che prenda parte ad una cosa talmente bella chi nel proprio privato porta avanti che glorificano tutt’altro. Insomma, detto chiaro chiaro vogliamo tutti tranne razzisti, fascisti, sessisti ed omofobi. Il calcio è di tutti, ma non degli idioti.

 

 

 

 

 

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