Camorra. Riello: “I cittadini non sono incoraggiati a denunciare e a collaborare”

Il silenzio è mafia

Dopo che sono state rimosse da Palazzo Reale le gigantografie delle vittime innocenti della camorra, la Repubblica.it ha lanciato un nuovo “Memoriale” che sarà sempre dedicato al ricordo delle troppe vittime senza colpa uccise dalla criminalità.

Il progetto, che prenderà vita a Castel Capuano, un tempo sede del tribunale che si trasformerà in una location dove avranno luogo mostre, incontri, congressi e non solo, è stato subito apprezzato anche dal sindaco Luigi de Magistris, dal presidente della corte di appello Antonio Buonajuto, dall’assessore comunale ai Giovani Alessandra Clemente, dal ministro Andrea Orlando, dal procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Franco Roberti e da tanti altri.

Secondo quanto annunciato in un’intervista della Repubblica, dubbi sulla scelta del luogo del Memoriale degli innocenti l’avrebbe invece il neo procuratore generale Luigi Riello: “Sono favorevole all’idea di realizzare un luogo dove ricordare le vittime innocenti della criminalità, ma per quanto riguarda Castel Capuano, non mi posso esprimere prima del 13 luglio quando entrerò in possesso del mio ufficio.”

Luigi Riello è dunque favorevole all’iniziativa anche perchè ritiene che molto spesso le vittime di camorra passano in secondo piano. Per il neo procuratore però, una piaga della società è rappresentata dalla mancata collaborazione dei cittadini che dovrebbero essere invece incoraggiati a denunciare e a collaborare con le forze dell’ordine contro la camorra: I cittadini non sono incoraggiati. È vero, ci sono molti eroi nell’imprenditoria e in altri settori della società, e credo che lo Stato abbia raggiunto risultati importanti sia per quanto riguarda gli arresti sia per la confisca di patrimoni camorristici. Occorre fare di più per quanto riguarda i reati che non sono marcati ed etichettati come camorristici, ma sono strumentali a diventarlo. Una sorta di reati spia rispetto ai quali l’attenzione preventiva e repressiva dello Stato deve essere maggiore soprattutto per quanto riguarda l’effettività delle pene. Questo incentiverebbe i cittadini a collaborare maggiormente. Il cittadino deve essere incoraggiato a denunciare per uscire, diciamo così, dalla clandestinità“.

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