Come eliminare la zanzara tigre: un progetto tutto napoletano

tigre

Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, sta lavorando ad un progetto di ricerca per eliminare la zanzara tigre.

Studiare le popolazioni di questo tipo di insetto in Campania per arrivare alla sua eradicazione. Originaria dell’Asia l‘aedes albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre, è arrivata in Italia circa 20 anni fa ed è un insetto molto pericolo per la salute in quanto costituisce un veicolo di trasmissione di malattie anche gravi. Per la raccolta dei campioni e per l’analisi dei dati è stata scelta l’isola di Procida, dove questa zanzara è presente in modo cospicuo.

Un team di ricercatori coordinati dal Dott. Marco Salvemini, si è recato sull’isola catturando zanzare e intervistando i procidani e chiedendo loro di poter entrare nei giardini interni, dove la presenza di questo insetto è più alta.

Considerate le caratteristiche dell’isola (solo 3,7 kmq) e l’alta densità abitativa (circa 11000 residenti), Procida costituirebbe un sito ideale dove applicare tecniche innovative di controllo e così eliminare la zanzara tigre (tecnica dell’insetto sterile o SIT). Le caratteristiche dell’isola renderebbero più difficile, rispetto alla terraferma, la ripopolazione da parte di queste zanzare del territorio.

La tecnica utilizzata sarà quella dell’insetto sterile che fu applicata in Italia, per la prima volta negli anni 80, contro la mosca mediterranea della frutta, proprio a Procida. Questa tecnica, che viene oggi utilizzata in tutto il mondo contro varie specie di insetti dannosi, consiste nel separare gli individui maschi dalle femmine, renderli sterili e rilasciarli di nuovo, senza che riescano a riprodursi.

L’eliminazione di questa zanzara – dicono i ricercatori del dipartimento di biologia – costituirebbe per tutti un grande beneficio sia in termini di salute pubblica sia in termini di immagine: L’isola di Graziella, L’isola di Arturo, L’isola del Postino senza zanzare.L’amministrazione comunale ha deciso di collaborare con il Dipartimento di Biologia della Federico II, affinché tale progetto vada avanti. Il progetto costituisce un beneficio per la salute pubblica anche attraverso l’uso di strumentazioni biotecnologiche a basso impatto ambientale.

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