Il questore di Napoli critica aspramente Gomorra: “È offensiva”

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Le riprese di Gomorra – La Serie 2, hanno diviso, in Campania, opinione pubblica e istituzionale: numerosi, infatti, sono stati i sindaci che hanno rifiutato di far effettuare le riprese nel territorio dei propri comuni, tra cui Acerra, Afragola e Giugliano. È a proposito di questo dibattito cittadino che interviene il questore di Napoli Guido Marino, intervistato per Storiacce in onda su Radio24, da Raffaella Calandra. “Certi programmi tv sono offensivi e per niente rappresentativi della realtà che vogliono rappresentare” afferma Marino, riferendosi alla serie TV, sottolineando che i problemi di Napoli non devono essere ridimensionati né ingigantiti, evitandone la manipolazione.

Il questore partenopeo, inoltre, ai microfoni della giornalista, condanna apertamente chi continua a parlare di “stato d’emergenza” per quanto concerne Napoli, abusando erroneamente di questa espressione. Qualche giorno fa il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe ha dichiarato al Giornale Radio Rai: Credo che serva una presenza più forte e più incisiva dello Stato, forse con nuovi mezzi e nuovi uomini, ed anche la Chiesa deve saper avvicinare i giovani e non lasciarli per le strade”.

“Appello sacrosanto” – risponde Marino – “ma non servono più uomini. Chi fa questo mestiere deve farsi bastare quello che ha. Cosa che a Napoli succede egregiamente”.

Anche in merito ad alcune notizie cittadine, il questore è voluto intervenire per arginarne lo scenario fantastico, come quella che egli definisce la bufala dell’autoambulanza sequestrata, ad Acerra, dai familiari di una vittima di camorra, sabato scorso, per salvare la vita al parente: “Favolette che non esistono”,  commenta Marino. Favoletta che però sarebbe stata raccontata dagli stessi operatori del 118, dichiarazioni al vaglio degli inquirenti sulle quali, però, il questore si è voluto evidentemente esprimere a poche ore dall’accaduto.

Senza dubbio favolette  non sono, purtroppo, quelle raccontate da Saviano in Gomorra, denunciando dinamiche e situazioni che hanno lacerato, non poco, il nostro tessuto civico e culturale; tuttavia, da quel momento in poi si è avanzati discutibilmente, verso una mera speculazione mediatica, la quale ha smesso di “denunciare” e far prendere coscienza, creando, al contrario, enfasi attorno ad alcuni personaggi del “sistema”: la verità è negli occhi di chi guarda; e se a guardare è un ragazzino non scolarizzato di periferia, cresciuto al confine della legalità, allora non interiorizzerà la denuncia di un dramma sociale, ma la mitizzazione del camorrista. Gli adolescenti che sparano, uccidono e parlano come Genny Savastano e compagni lo dimostrano.

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