“Bella e Perduta”: la Reggia di Carditello diventa film, simbolo di un’Italia mai unificata

bella e perduta

La Reggia di Carditello, uno dei 22 siti reali della famiglia borbonica, è ora attrice principale della storia onirica raccontata dal regista Pietro Marcello e dallo sceneggiatore Maurizio Braucci, campani e creatori di “Bella e perduta”, film documentario che prenderà parte al Torino film festival.

“Carditello è un simbolo della storia incompiuta del Paese, di un’Italia mai unificata davvero nel sogno mazziniano, del suo sud depredato. Un emblema della malasorte che si è abbattuta sulla Terra di Lavoro, diventata in anni recenti Terra dei Fuochi: una terra che fu fertilissima, capace di tre raccolti all’anno, e che oggi è stretta d’assedio da tre discariche, una di queste tra le più grandi d’Europa, e dal tracciato della Tav”.

Questa pagina di dialogo tra i due campani, Marcello e Braucci, diventa emblema del film che propongo al paese, il quale è troppo spesso impegnato a raggiungere ancora l’unità dovuta, per accorgersi di angoli di mondo e di storia ancora vivi.

La fiaba che i due ci narrano ruota attorno alla figura di Tommaso Cestrone, custode volontario della Reggia, la quale rischiava di diventare mero rifugio dei latitanti della camorra; Tommaso, per salvare il real sito borbonico dal degrado e dalle dinamiche criminali, ne diventò l’ Angelo, accudendo con amore quella che nel ‘700, per volontà di Carlo di Borbone era eccellenza europea della zootecnica; fino quando i Savoia, non curanti della memoria storica cedettero il palazzo ad un prepotente di Casal di Principe, insultandone il passato culturale.

A natale di due anni fa, tuttavia, si spense Tommaso Cestrone, il quale è riuscito a comparire nel film di Marcello. La trama del fim riguarda il  servo Pulcinella (Sergio Vitolo), il quale, dalle profondità del Vesuvio, arriva a Carditello per esaudire le ultime volontà di Tommaso: deve occuparsi di Sarchiapone, giovane bufalo salvato a sua volta dal custode, poco prima di morire. La voce del bovino parlante è di Elio Germano.

“Abbiamo immaginato un viaggio dei due verso una nuova destinazione, la Tuscia”, spiegano regista e sceneggiatore, “durante il quale l’animale riesce magicamente a raccontarci la propria storia”. Inoltre, raccontano a La Repubblica come la narrazione della storia sia nata spontaneamente dall’incontro con l’ambiente. Quasi come se la fiaba si raccontasse da sola, cercando tuttavia gli strumenti per farlo.

Marcello e Braucci, i quali hanno sigillato il dualismo artistico con il successo de “La bocca del lupo”, prodotto da Indigo film, hanno lavorato, questa volta con Avventurosa e Rai Cinema, con la distribuzione nelle sale di Luce Cinecittà, prevista dal 19 novembre. “Bella e perduta” vedrà la prima proiezione al Torino film festival il 18 novembre.

 

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