Gabriele in Germania per lavoro: “Anche se vai fuori non puoi fare a meno di essere napoletano”

“Se ragiono a mente fredda, devo ammettere che la Germania mi ha più tolto che dato” scrive Gabriele Iaconis, in un articolo pubblicato su berlino cacioepepe megazine. Gabriele, napoletano, è laureato alla magistrale di Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II e autore di già due romanzi. Come gran parte dei giovani che partono, lo ha fatto per la necessità di poter guardare in faccia il futuro, oltre che il presente.

Tuttavia, con genuina sincerità, non nega di sentire, ogni giorno la mancanza della sua terra e della quotidianità spesa in famiglia, con gli amici e con la ragazza.Chi ha vissuto a Napoli troppo tempo come me non se la scrolla più di dosso. Anche se vai a vivere fuori non puoi fare a meno di essere napoletano.” racconta nel suo articolo, suggerendoci quasi che l’essere napoletano va al di là di ogni aspetto demografico: identità, appartenenza. E’ quasi, come direbbero gli anglosassoni, uno state of mind.

“Eppure non riesco ad avercela con la Germania”, sostiene il giovane partenopeo. Di fatti, il paese nordico ha dato al ragazzo opportunità che qui non possedeva, come una qualità migliore della vita cittadina, la possibilità di immaginarsi un futuro e la concretezza del poter vivere da solo; in molti paesi è prassi staccarsi dalla famiglia per iniziare a vivere autonomamente, pagando un affitto e affrontando le spese consuete, ma in Italia, sembra che anche questo passo, sia diventato molto più faticoso per le gambe delle ultime generazioni.

Tuttavia il richiamo delle radici è sempre molto forte e crea continuamente quel conflitto interiore che solo chi vive lontano dalla propria terra può capire. Ma Gabriele sostiene cheNoi non siamo alberi. Le radici per noi sono importanti, ma non sono tutto. Non sono vitali. Altrimenti le avremmo anche noi. A noi invece hanno dato le gambe. Le gambe che ti portano via, ti lasciano esplorare il mondo e le sue molteplici facce. Ti fanno camminare sulle scie delle nuove opportunità. Le stesse gambe che usi per prendere a calci i sogni infranti, quelli a cui molti rinunciano, prescindendo dal restare o partire.

Forse a volte questo manca: lottare realmente. Ovunque. Anche nella tua terra ostile. Non mi sento un ingrato ed un traditore per aver lasciato l’Italia. In realtà nessuno dovrebbe sentirsi tale se va a vivere da un’altra parte.” scrive Gabriele. Ed è così. Come molti altri, non è un traditore. Perchè ha scelto di non tradire se stesso, anche se deve farlo lontano dall’odore di Napoli, che si sa, ti richiama a sè da qualunque parte del mondo.

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