Napoli, ha aperto un bar con resti archeologici all’interno: ecco dove

bar caffè letterario resti archeologici necropoliUna rivisitazione contaminata del tradizionale Museo: è l’innesto culturale che a via Nicotera, Vico Equense, vede la realizzazione di una esposizione archeologica in un caffè letterario. Si chiama “La scena antica: percorsi di archeologia urbana a Vico Equense” la mostra permanente del caffè Vita ed espone, gratuitamente, i reperti della necropoli riesumata durante i lavori del 2006-07 finalizzati alla creazione di parcheggi sotterranei.

“La promozione delle recenti scoperte archeologiche”, commenta il Sindaco Benedetto Migliaccio (come riporta Vico Equense online), “in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Campania, consentirà di restituire ai cittadini la memoria dei propri antenati.

Tra una conversazione ed un caffè, i cittadini e i visitatori potranno ammirare i pezzi dell’antica civiltà. Sabato scorso, Tommasina Budetta, funzionario responsabile di zona, ha presentato alla cittadinanza gli scavi effettuati e l’apertura del sito archeologico. Lo scavo di via Nicotera ha restituito una necropoli dove le tombe erano disposte su terrazzamenti naturali, intorno a piazzole delimitate da muri in opus reticolatum. Nel settore Sud, sono emerse tombe del tipo a cappuccina che testimoniano l’uso del rito inumatorio.

Il settore Nord, invece, venne occupato tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., fino al momento dell’eruzione del 79 d.C. Quest’ultimo scavo ha permesso di individuare il tracciato di un asse viario antico costituito da breccioline calcaree di origine alluvionale e fornito di due lunghe carreggiate. Il percorso rappresenta, con molta probabilità, la via di accesso alla necropoli ma potrebbe anche costituire un tratto della Via Minervia che da S. Maria del Toro discendeva poi per l’attuale Via Nicotera.

Proprio lungo questo percorso  sono state ritrovate due statue funerarie, dedicate ad una coppia di sposi. Si tratta di due statue in tufo stuccate, opera certamente di scalpellini locali, raffiguranti un uomo e una donna. Queste ultime si possono trovare all’interno della mostra.

A curare l’allestimento della mostra, insieme a Tommasina Budetta, sono stati Valter Tuccino, responsabile del restauro e Giovanni Zevolino, impegnato nella ricostruzione dell’ambiente.

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