A scuola lo prendono in giro: bambino di 11 anni si impicca in cameretta

asad-khanIl fatto è successo in Inghilterra, a Bradford, ma la storia del piccolo Asad Khan colpisce a tutte le latitudini ed evidenzia un grave problema esistente anche nelle nostre scuole, quello del bullismo che tormenta alcuni ragazzini presi di mira dai compagni.

Asad aveva 11 anni e da meno di un mese aveva iniziato a frequentare la nuova scuola, però sin dal primo giorno alcuni ragazzini lo avevano preso in giro e insultato finché non suonava la campanella della fine delle lezioni, quando il bambino poteva tornare a casa. Anche dopo la scuola, tuttavia, il tormento Asad continuava perché non riusciva a smettere di pensare a ciò che subiva durante le ore scolastiche.

Due giorni fa, mercoledì scorso verso le 16.20 (ora locale), si è consumata la tragedia. Secondo quanto descrive il Mirror, Asad era salito al piano di sopra dove si trovava la sua cameretta; nel momento in cui sua madre Farin è andata a dargli un’occhiata ha constatato che la porta era chiusa a chiave e ha cominciato a bussare e a chiamarlo. Non avendo risposta ha forzato la porta e ha trovato il figlio impiccato.

La zia di Asad ha riferito quanto appreso da alcuni ragazzi della famiglia, cioè che il piccolo era vittima dei bulli nella nuova scuola, in particolare alcuni giovani di 16-17 anni lo avrebbero preso costantemente di mira. Il piccolo, comunque, a casa aveva mostrato qualche segno di disagio, tuttavia i parenti pensavano che avesse soltanto bisogno di ambientarsi.

La zia ha poi continuato affermando che il ragazzo era molto spaventato e, molto probabilmente, non si rendeva neanche conto di ciò che stava facendo, forse voleva un po’ di attenzione. Uno dei cugini un giorno ha visto Asad piangere in un angolo e, quando gli ha chiesto quale fosse il problema, il piccolo aveva risposto “Quei ragazzi”. Secondo lei, infine, qualcosa deve essere successo mercoledì mattina perché Asad decidesse di compiere quel tragico gesto.

Non sono bastate circa tre settimane, dunque, affinché qualcuno notasse il malessere di Asad, evidenziando ancora una volta i limiti della nostra società che riesce a perdere di vista il proprio futuro, ossia i giovani, lasciandoli a sé stessi in un’età difficile, nei momenti di transizione, convinta che ciò che serva ai ragazzi sia soltanto una certa sicurezza economica. Quando viene meno la vicinanza umana, purtroppo, viene meno tutto, e allora non c’è smartphone o videogioco che possa confortare un ragazzino che si sente abbandonato da tutti.

Potrebbe anche interessarti