Dagli Angioini ai Borbone: breve storia di Napoli Capitale attraverso 6 secoli

Regno delle Due SicilieTanti sono i primati e le bellezze che rendono grande Napoli. Infinito il retaggio culturale, stratificata e complessa la sua storia, ma tra le tante ricchezze che devono renderci orgogliosi di essere napoletani, spesso se ne dimentica una e non di poco conto: Napoli è stata capitale, tra le più importanti e grandi d’Europa.

Già prima d’essere omaggiata di tale titolo, Napoli vanta una storia importantissima che affonda le sue radici in uno sfavillante passato magnogreco, fino a giungere ai fasti imperiali sotto l’egida di Federico II di Svevia. Si sa che nel 1137 Ruggiero II d’Altavilla conquistò la città e la inglobò nel suo Regno di Sicilia, che fu una delle realtà politiche tra le più brillati nell’Europa dei secoli XII e XIII. Malgrado la capitale di quel regno fosse Palermo, Napoli acquisì sempre più importanza, fino a diventare nel 1266 la residenza di Carlo d’Angiò che, grazie all’investitura papale ed alle vittorie militari su Manfredi e Corradino di Svevia, si appropriò del titolo di re di Napoli e Sicilia.

L’imperatore Federico II

Fu proprio il sovrano angioino a spostare la capitale da Palermo a Napoli. La decisione venne dettata dal fatto che la vita economica del regno e la sua componente socio-culturale, trovarono in Napoli il luogo perfetto nel quale esprimersi al meglio. I commerci divennero sempre più floridi ed il mecenatismo reale attirò in città personaggi del calibro di: Boccaccio, Petrarca e Giotto. Evidente fu quindi la crescita anche nel campo delle arti. Napoli era diventata un importante centro culturale.

Le vicissitudini della storia portarono, nel 1442, nel destino del capoluogo campano, gli Aragonesi. Il re Alfonso il Magnanimo riformò le istituzioni urbane, accrescendo il ruolo della città come polo gravitazionale a livello amministrativo e culturale. Napoli divenne il baricentro dei possedimenti del monarca che andavano dall’Aragona alla Sicilia. Grazie agli sforzi dei sovrani angioini ed aragonesi Napoli divenne un centro fiorente, punto di riferimento di tutto il Mezzogiorno. Architetti francesi vi introdussero lo stile gotico. La città aprì le sue porte all’Europa del tempo. Apertura che ebbe la sua fase culminante nella stagione umanistico-rinascimentale.

Santa Chiara
Il chiostro maiolicato di Santa Chiara conserva la struttura gotica originaria

Conseguentemente alle Guerre d’Italia, Napoli passò sotto l’influenza degli Asburgo di Spagna. Si aprì, quindi, una lunga fase di vicereame, bollata negativamente dalla storiografia forse in maniera troppo precipitosa. I sovrani spagnoli, infatti, tennero in grande considerazione la città che ottenne molti privilegi. Il più importante fu sicuramente quello di vice capitale del vasto e potente impero asburgico. Se dunque, a quel tempo, Madrid era la città più importante del mondo, Napoli in quanto vice capitale, divenne il secondo gioiello più prezioso che la corona madrilena sfoggiava con orgoglio. Altro beneficio degno di nota riservato dai sovrani Asburgo alla città, fu la completa esenzione dalle tasse, escluse quelle municipali.

Questa concatenazione di privilegi fecero crescere ancora di più la città che raggiunse i 400.000 abitanti nella seconda metà del XVII secolo. Napoli, grazie al rapporto particolare con Madrid, era diventata il principale centro dei commerci e dei traffici mercantili, sede di una fiorente attività artigianale. Al viceré Pedro de Toledo venne attribuita, tra le altre cose, la costruzione del quarto castello della città: Castel Sant’Elmo che domina il capoluogo dalla collina del Vomero. Anche sotto gli Asburgo, Napoli non tradì la sua vocazione artistica: tra i grandi che hanno lasciato la loro impronta, in questa fase, ricordiamo Caravaggio, Bernini e Salvator Rosa. Certo, tra tanti aspetti positivi, non mancarono i problemi. Su tutti la rivolta di Masaniello e la peste del 1656.

Don Pedro Alvarez de Toledo
Don Pedro Alvarez de Toledo

Nonostante gli alti e bassi, la città superò queste difficoltà, venendo a capo anche della crisi dinastica spagnola che portò a Napoli gli Asburgo di Vienna tra il 1707 e il 1734. Anno questo decisivo per le sorti napoletane. Sarà proprio nel 1734 che Napoli, grazie a Carlo di Borbone, riacquistò la propria indipendenza politica e visse una delle sue stagioni migliori. Col nuovo sovrano, che poteva sfoggiare anche il titolo di re di Sicilia, si ebbe uno slancio innovatore che incoronò Napoli, in maniera definitiva, nel suo ruolo di grande capitale d’Europa.

Dopo la doppia parentesi francese, i Borbone ritornarono sul loro legittimo trono, costituendo un nuovo regno che unì, di fatto e di diritto, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia nello scettro del figlio di Carlo III, Ferdinando, che assunse, quindi, il titolo di re delle Due Sicilie. Fu in questa fase che Napoli e il Mezzogiorno tutto poterono annoverare una serie di primati incredibili e prestigiosi che proiettarono il regno borbonico nell’élite degli stati più progrediti ed all’avanguardia d’Europa. Le eccellenti opere architettoniche, le fondamentali scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano, le manifatture reali delle porcellane e della seta sono solo un piccolo accenno che non rende giustizia alla grandezza raggiunta da Napoli in quegli anni.

Grandezza che svanì di colpo nel 1861, anno in cui Napoli, venendo annessa al Regno d’Italia, perse la sua rilevanza politica ed il suo status di capitale durato quasi sei secoli, per diventare semplice provincia italiana.

Fonti
Giuseppe Coniglio, Il viceregno di Napoli nel sec. XVII: notizie sulla vita commerciale e finanziaria secondo nuove ricerche negli archivi italiani e spagnoli.
Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli.
Giuseppe Galasso, Napoli Capitale. Identità politica e identità cittadina. Studi e ricerche 1266-1860.

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