Angelo Carasale, l’umile operaio che diventò il re del San Carlo

La grande importanza della cultura del nostro Mezzogiorno sta assumendo una risonanza sempre più ampia. La fondamentale stagione della musica napoletana, verificatasi a cavallo tra XVIII e XIX secolo, è ampliamente certificata sia da documenti d’archivio che da un edificio che è diventato il simbolo della lirica e dell’arte nel mondo.

Stiamo parlando ovviamente del teatro San Carlo di Napoli, uno dei più illustri ed importanti del pianeta. Dietro la costruzione di questa grande opera si cela la mano di un personaggio che, grazie alle sue capacità e talento, riuscì a ritagliarsi un ruolo importante sia presso l’ultimo viceré d’Austria che sotto Carlo III di Borbone: Angelo Carasale.

Proveniente da una famiglia di maniscalchi e fabbri, la sua nascita avvenne nell’anonimato più totale. Malgrado il discrimine delle sue umili origini questi riuscì, come detto, a ritagliarsi un ruolo importante come architetto ed impresario teatrale. Dopo alcuni lavori sotto il viceré d’Austria, Giulio Borromeo Visconti, la svolta per il Carasale arrivò quando Carlo III di Borbone discese nella penisola italica e divenne re di Napoli e Sicilia.

La tempistica fu perfetta in quanto non solo il nuovo sovrano fu grande patrocinatore ed amante della cultura e dell’arte in tutte le sue espressioni, ma anche perché proprio in quella fase, la stagione artistico-teatrale europea conobbe una fioritura senza precedenti ed anche a Napoli si raccolsero i frutti di tali cambiamenti.

Il Carasale venne subito apprezzato dalla nuova corte per le sue capacità ed intraprendenza. Gli incarichi più importanti che il re Borbone gli affidò furono la direzione dei lavori per il teatro San Carlo, della Reggia di Capodimonte e della Villa reale di Portici. Fu nel mondo della musica, però, che il suo nome iniziò a risuonare con un’insistenza sempre maggiore. Nei teatri da lui eretti, infatti, si esibirono musicisti ed artisti destinati a ricoprire un ruolo di spicco all’interno dell’orizzonte culturale dell’epoca.

La fiducia che si era conquistato grazie al suo lavoro gli garantirono una certa importanza anche a corte dove venne considerato uno dei più grandi fautori di quella fondamentale stagione artistica napoletana. La scalata sociale di Angelo Carasale sembrava inarrestabile, la protezione e la benevolenza reale inesauribili. A tanto prestigio corrispose, però, anche tanta invidia da parte di nobiluomini e cortigiani.

A causa di una presunta rissa di gioco, il Carasale perse la sua posizione di privilegio a corte. In seguito a quell’episodio la sua buona stella si eclissò. Dopo una fortuna fulminea e sfavillante, la sua parabola imboccò, in maniera altrettanto celere, la sua fase discendente. I suoi lavori vennero dapprima bloccati e poi affidati ad altri. Dopo la favola, sopraggiunse l’abisso del declino.

Finì i suoi giorni nelle carceri di Castel Sant’Elmo dimenticato dagli uomini e dalla grande storia.

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