Blue Whale, Selvaggia Lucarelli smaschera Le Iene: “I video sono falsi”

Ancora una polemica sulla Blue Whale e sui video utilizzati da Matteo Viviani di Le Iene per lanciare l’allarme sulla violenta moda che spinge gli adolescenti al suicidio: stavolta è Selvaggia Lucarelli in un articolo su Il Fatto Quotidiano a smascherare alcune falsità andate in onda sul popolare programma di Italia 1. L’intervista è stata postata dalla Lucarelli anche su Facebook:

“Ho intervistato Matteo Viviani de Le iene e gli ho chiesto dei video falsi del servizio sul blue whale e di commentare i molti dubbi che ci sono su dati e fonti del servizio”, dice la Lucarelli.

“Sai che sul web in molti definiscono il tuo servizio sul Blue Whale il nuovo servizio bufala de Le Iene paragonandolo al caso stamina di qualche tempo fa?”

“Ma per favore. La gente guarda il dito anziché la luna.”. Matteo Viviani si difende con le unghie dalle accuse che molti giornali e siti gli hanno mosso negli ultimi giorni, ovvero quelle di aver parlato di suicidi giovanili legati al web in maniera molto imprecisa, senza prove concrete, con dei video falsi e con un sensazionalismo pericoloso per via dei rischi di emulazione. Ricostruiamo il caso dall’inizio. Il 14 maggio Viviani ha svelato in un servizio di grande impatto emotivo il fenomeno del Blue Whale. Il Blu Whale sarebbe una sorta di gioco psicologico che attraverso il superamento di 50 prove ciascuna per ognuno dei 50 giorni previsti, istigherebbe gli adolescenti al suicidio.

“Matteo, perché quei video bufala?”

“Me li ha girati una tv russa su una chiavetta e ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche, ma erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio, non spostavano di una virgola il succo della questione. Erano un falso ed erano sconvolgenti, non mi pare che giornalisticamente parlando questo sia un particolare. Era solo il punto di partenza, cambiava qualcosa se mettevo un voice over di 4 secondi in cui dicevo che quei video non erano collegati al Blue whale?”.

“Sai che come documentato dal sito “Valigia blu” nessuno in Italia prima del 14 maggio cercava “Blue Whale” su google e dopo c’è stato un picco di ricerche? Non hai paura di aver diffuso tu il fenomeno qui?”.
“Ieri sono andato in una classe e ho chiesto quanti conoscessero il Blue Whale prima del mio servizio. La metà degli alunni ha alzato la mano. Noi adulti ignoriamo parte del web, specie quella popolata dai giovanissimi.”.

“Mi sembra grave allora se il fenomeno era di questa portata. Sai che il ragazzino di Livorno citato nel tuo servizio secondo le indagini non si è suicidato per il Blue Whale?”

“Ma noi lo abbiamo premesso che il legame col Blue Whale era la versione del suo amico e che era solo il punto di partenza del servizio.”.

“Non ti sei posto il problema di aver innescato tu con quel servizio un possibile fenomeno di emulazione?”

“Allora non dobbiamo dare più notizie neppure sul bullismo o sul femminicidio perché poi qualcuno vuole imitare quello che si fa figo perché mena un compagno o la moglie?”.

“Non è la stessa cosa, non si emula un femminicidio o il gesto di un bullo. L’emulazione nel campo dei suicidi giovanili è un fenomeno studiato in psicologia e accertato. L’autolesionismo è sempre esistito però, anche se non si chiamava blue whale. Magari si tagliavano già, ora ci mettono su un hashtag che va di moda e però non si buttano da nessun tetto. E mica giochi al blue whale solo se ti suicidi!”.

La Lucarelli poi aggiunge “che nel servizio delle Iene c’era un altro falso: la storia della bambina che veniva convinta a giocare alla fatina di fuoco che accende i fornelli e si dà fuoco. Con tanto di foto della bambina ustionata. L’azienda Winx ha fatto un comunicato per smentire questa leggenda, perché era un caso di cronaca legato a una bimba lasciata in casa da sola che ha avuto un incidente con la stufa”.

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