“Forza Vesuvio”, la motivazione della sentenza Galli: “Avversione nei confronti dei meridionali”

Donatella GalliAd esplodere alla fine sarebbe stata solo l’inspiegabile avversione “di chiaro ed inequivoco contenuto razzista” della leghista Donatella Galli, “carica di violenza e concretamente idonea a propagandare l’avversione nei confronti dei meridionali“, così come si legge nelle motivazioni rese pubbliche dal Tribunale di Monza. Spiegazioni, quelle fornite dal pm Emma Gambardella, che fanno il paio con la pena già inflittale lo scorso marzo: 20 giorni di reclusione e una multa simbolica di 1 euro.

Si conclude così, dunque, l’ennesimo capitolo di una storia che sin troppe volte ha visto personaggi settentrionali del mondo politico, mediatico e dello spettacolo scagliarsi gratuitamente contro le regioni centro-meridionali d’Italia, non solo lasciate spesso sole dalle istituzioni, ma persino infangate dai alcuni suoi rappresentanti. Proprio come fatto dalla consigliera della Lega Nord Donatella Galli nell’ottobre del 2012, quando su Facebook prima pubblicò una foto satellitare di uno Stivale senza Centro e Sud e poi commentò scrivendo “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili!!!”

Citata in giudizio, nel novembre 2012, dall’avvocato Angelo Pisani, costituitosi anche parte civile in quanto allora presidente dell’ottava Municipalità di Napoli, la Galli era stata condannata in primis ad una pena di 30 giorni, poi ridotta a 20 grazie al rito abbreviato scelto dall’imputata.

Una pena detentiva in realtà sospesa, ma sostenuta da motivazioni durissime, come si ha avuto modo di notare grazie alle pubblicazioni di pochi giorni fa: “L’anelito formulato dall’imputata non ha altro scopo che auspicare la distruzione del Meridione d’Italia, nel tentativo di rafforzare il proprio senso di appartenenza in contrapposizione a un’altra comunità di persone, negativamente connotate per il solo fatto di essere del Sud“.

Frasi che, per il magistrato, non potevano essere considerate alla stregua di una battuta tra amici, come aveva cercato di difendersi Donatella Galli, in quanto l’utilizzo di un social network così potente e diffuso come Facebook implicava “la ricerca di un’adesione ammiccante e complice di una vasta platea“.

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