Gelsomina, uccisa e bruciata dalla camorra: per lo Stato non ha diritto al risarcimento

Fu torturata e uccisa a 22 anni, poi il suo corpo fu dato alle fiamme e abbandonato in un’auto. Morì così Gelsomina Verde, innocente vittima di camorra, che pagò con la morte “la colpa” di non sapere quello che i Di Lauro erano convinti che invece sapesse.

Ora, a distanza di 13 anni, per Gelsomina è arrivata un’altra morte, quella burocratica, visto che l’avvocatura dello Stato e il ministero degli Interni non hanno riconosciuto alla sua famiglia l’indennizzo previsto per le vittime innocenti della criminalità, sostenendo che non ne avevano diritto.

Questa negazione è avvenuta essenzialmente per due motivi, come spiegato da Il Corriere del Mezzogiorno: primo, perché uno dei cugini di secondo grado di Michele Verde, padre di Gelsomina, aveva avuto precedenti penali di natura associativa. Ma l’uomo era un familiare che non vedevano mai, che abitava in un altro comune e che il 20 maggio 2008 era morto. Eppure questa parentela è stato il primo limite alla concessione dell’indennità per la famiglia della 22enne. Un vero e proprio paradosso, considerato che la Direzione distrettuale antimafia, sin dai primi scampoli dell’inchiesta che ha visto la condanna all’ergastolo per uno dei killer, aveva riconosciuto Gelsomina come estranea ad ogni logica criminale.

C’è poi un’altra questione che ha contribuito al mancato assegno, e riguarda il risarcimento che Cosimo Di Lauro, considerato il mandante di quell’agguato (assolto dall’ergastolo rimediato in primo grado), ha pagato alla famiglia di Gelsomina. L’imputato, infatti, pur dichiarandosi estraneo ai fatti, si era detto pronto a risarcire la famiglia con 300mila euro. Una volta accertata la provenienza lecita dei soldi, la famiglia ha deciso di accettarli. Anche questo ha determinato la mancata assegnazione dell’indennizzo previsto per le vittime innocenti di criminalità.

L’ultimo atto andrà in scena il 21 dicembre davanti alla quinta sezione penale del giudice monocratico di Napoli, che deciderà in merito all’appello della famiglia di Gelsomina.

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