Ipotesi di governo Lega e M5S: la vera Unità d’Italia o il Sud si consegna al Nord?

Conclusa l’assegnazione delle presidenze di Camera e Senato, la partita politica tra Movimento 5 Stelle e centrodestra entra nel vivo. Dopo Pasqua, Mattarella darà il via alle consultazioni, affidando un preincarico di governo ai vincitori delle recenti elezioni politiche: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Prove tecniche di intesa su un possibile governo ci sono già state lo scorso weekend, quando tutte le parti in causa hanno trovato un accordo sull’elezione di Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Il Movimento di Grillo, che nel 2013 urlava allo scandalo e si dichiarava contrario a qualsiasi tipo di alleanza o accordo, ha accettato di buon grado una berlusconiana doc come la Casellati, pur di ottenere, in cambio, la presidenza della Camera.

Tutto quello che si è detto in campagna elettorale, insomma, sta venendo meno. Sia da una parte che dall’altra. Salvini non parla più di flat tax ma di un generico “abbassamento delle tasse“, e addirittura si dice disposto a portare avanti il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. D’altro canto, sono proprio i grillini che in queste settimane sembrano essersi “dimenticati” di quella promessa fatta in campagna elettorale. E lo si è capito anche dal discorso pronunciato da Fico al momento della sua proclamazione, in cui il sussidio promesso sembra essere svanito.

Flat Tax e reddito di cittadinanza, insomma, così come sono state promesse in campagna elettorale, sono due proposte inconciliabili. Entrambe le parti in causa dovranno quindi mediare e cercare di realizzare qualcosa che sia un po’ flat tax e un po’ reddito di cittadinanza. Una cosa però è certa: nessuna delle parti in causa ha categoricamente escluso un qualche tipo di accordo, al di là delle scaramucce di questi giorni tra Salvini e Di Maio.

Escluso un governo di scopo, sembra difficile che si vada spediti per 5 anni di legislatura, però. Più probabile, invece, un “antipasto” di governo Lega e Movimento 5 Stelle fino a maggio 2019, quando si voterà per le elezioni europee, la prima finestra temporale utile per richiamare gli italiani alle urne. Un importante segnale, in tal senso, c’è stato proprio con le elezioni dei presidenti di Camera e Senato.

Ma anche le recenti dichiarazioni di Salvini a proposito del Mezzogiorno lasciando intendere che un’intesa di massima, seppur sotto traccia, esista. Senza dimenticare, poi, quando all’indomani dell’elezione della Casellati il centrodestra sembrava essersi definitivamente spaccato, Silvio Berlusconi “denunciava” il profilarsi di un governo tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Un’ulteriore prova a sostegno di questa tesi l’hanno data gli italiani il 4 marzo scorso. Il paese, ancora una volta, si è diviso. Al Nord ha vinto il centrodestra a trazione leghista. Al Sud, invece, il Movimento 5 Stelle ha sbaragliato la concorrenza. Un accordo di governo, insomma, non solo è inevitabile, ma addirittura fisiologico se si guarda la geografia politica attuale. Che possa essere l’occasione giusta per realizzare, nei fatti, la vera Unità d’Italia? Che sia la volta buona che le due parti del Paese – che da più di 150 anni viaggiano a due velocità economiche opposte – possano finalmente convergere?

Sia Movimento 5 Stelle che Lega si propongono come due forze populiste e nazionaliste. Sebbene, stando alle dichiarazioni di Salvini, il Carroccio abbia “abiurato” circa le tesi e le idee razziste e antimeridionali degli esordi, il suo elettorato, per la stragrande maggioranza, resta composto da quegli stetti elettori che a Pontida inneggiavano cori razzisti e rivendicavano la secessione della Padania. Tra cui, lo stesso Matteo Salvini.

Insomma, sebbene la Lega abbia sfondato a Sud e si proponga come forza di governo che non escluda nessuno, – del resto, lo slogan è “prima gli italiani” e non più “prima il Nord” – resta (e lo dice la storia) un partito ancora fortemente razzista e xenofobo, che per anni ha insultato e denigrato il Mezzogiorno. D’altro canto, in un ipotetico accordo con la Lega, il Movimento 5 Stelle potrebbe ergersi a “garante” di quella parte più povera del Paese, che ha votato in massa il partito grillino.

Ma come riuscirà, Di Maio, a giustificare un accordo politico con chi per anni del Sud non ne ha mai voluto sapere nulla? Quale motivazione potrebbe mai utilizzare per non compromettere il plebiscito elettorale ottenuto nel Mezzogiorno? Chi rischia di più da questo ipotetico accordo è proprio il Movimento 5 Stelle. Di Maio potrebbe dilapidare tutti quei voti dati al Movimento proprio da chi voleva, per una volta, che si facessero gli interessi del Sud.

Potrebbe anche interessarti


Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più