Gli autori del Sud ancora fuori dai programmi dei licei: dal 2010 nulla è cambiato

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Il Sud ancora fuori dai libri di scuola. Questo è l’allarme rilanciato dal Centro di documentazione di poesia del Sud e riportato da Repubblica che, nelle persone del presidente Giuseppe Iuliano e il direttore Paolo Saggese, non solo ha riaperto il dibattito, ma ha anche promosso una raccolta firme in occasione di “Napoli città libro”, la manifestazione culturale conclusasi domenica scorsa.

Lo “scempio” ormai dura dal 2010, da quando l’allora ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini indicò 17 autori da far studiare ai ragazzi prossimi alla maturità, influendo inevitabilmente anche nella redazione dei libri di testo. Da Ungaretti a Saba, da Montale a Gadda, da Calvino a Primo Levi. Questi sono alcuni dei 17 nomi che segnati su una cartina geografica, secondo i rispettivi luoghi di origine, potrebbero far comprendere la netta discriminazione verso il Sud e la sua cultura a favore del Nord, con le regioni settentrionali che padroneggiano nella lista del Miur.

Niente spazio, quindi, per mostri sacri come Salvatore Quasimodo (Premio Nobel per la letteratura), Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, il napoletano Eduardo De Filippo, il salernitano Alfonso Gatto. La cosa, come detto, continua a non andare giù al Centro di documentazione che nella sua raccolta di firme può annoverare anche l’ausilio di personaggi autorevoli come Dacia Maraini, Alberto Angela (prossimo a ricevere la cittadinanza onoraria di Napoli) e Maurizio De Giovanni.

L’appello da sottoscrivere è nato con l’intento di promuovere “uno studio della letteratura italiana rispettoso della ricchezza culturale dell’intera Nazione“. In pratica, tutto quello che non è previsto dalle direttive Miur che ha tenuto fuori anche diverse autrici significative: Grazia Deledda, Alda Merini, Maria Luisa Spaziani, Matilde Serao, Anna Maria Ortese.

Dal 2010 la situazione è rimasta invariata, eppure qualche tentativo negli anni si è fatto. Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione con la ministra Carrozza, aveva avviato un lavoro di revisione da concludersi entro il 2015. Ci sono state diverse interrogazioni parlamentari promosse dai 5 Stelle, del Partito Democratico, da Sinistra Ecologia e Libertà, ma niente di fatto. Infine, Valeria Fedeli nel settembre scorso ha istituito il Comitato scientifico nazionale per l’applicazione e l’innovazione delle Indicazioni nazionali (con riferimento alla scuola secondaria superiore), con un documento che vuole rivedere le linee guida anche sugli autori, rilanciando il tema di quelli non studiati. Come andrà a finire?

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