Decreto dignità, “l’arma” di Di Maio contro il precariato: cosa cambia per i lavoratori

E’ stato approvato ieri sera dal governo il cosiddetto “decreto dignità”, un decreto legge che contiene una serie di interventi mirati al miglioramento delle condizioni lavorative degli italiani. Il decreto è stato fortemente voluto dal Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, per svoltare dopo il Jobs Act di Matteo Renzi.

Lo scopo del decreto è, fondamentalmente, quello di incrementare il numero di lavoratori a tempo indeterminato diminuendo il precariato. In questo senso, le novità principali riguardano proprio i contratti a tempo determinato, la cui durata massima viene abbassata da 36 a 24 mesi, rimettendo l’obbligo di fornire la causale qualora il contratto superasse i 12 mesi. In soldoni, il datore di lavoro dovrà giustificare, per periodi più lunghi di un anno, l’assunzione di un lavoratore a tempo determinato.

Un’altra novità introdotta dal decreto è l’innalzamento del costo del licenziamento, aumentando del 50% l’indennizzo minimo e massimo per chi viene licenziato senza giusta causa.

Il decreto, inoltre, aumenta i vincoli che devono essere rispettati dalle agenzie interinali, ossia quelle che offrono il cosiddetto “lavoro a somministrazione”.

Nel testo, ancora, c’è una norma che mira a contrastare la delocalizzazione delle aziende all’estero: se un’impresa si trasferisce fuori dall’Italia, entro cinque anni dal momento in cui ha ricevuto un qualunque tipo di sostegno pubblico, dovrà restituire l’importo ricevuto con l’aggiunta di interessi.

Queste le novità più importanti del decreto, ma se volete consultare il testo completo, cliccate qui.

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