Tra Mario Merola e Liberato, i Nu Guinea con “Nuova Napoli”

Il titolo è si evocativo, sopratutto nel vorticoso viaggio temporale che che mette apparentemente agli antipodi questi personaggi sui generis, ma non è casuale.

Se l’ultimo anno e mezzo ha posto la lente d’ingrandimento sul fenomeno Liberato e sul quel gioco “Indovina chi?” che ancora oggi tanto appassiona, non possono certo passare inosservati il duo Nu Guinea, proprio loro che sono saliti sul palco del lungomare Caracciolo lo scorso 9 Maggio in occasione del concerto dell’ artista mascherato, il duo formato da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena, che hanno scandito pesantemente le tendenze “urban neapolitan” negli ultimi mesi con l’uscita di “Nuova Napoli”.

Titolo dell’ultimo disco del duo per l’etichetta NG Records partorito si lontano da Napoli (i due infatti ormai da qualche anno risiedono a Berlino, città che ha visto in precedenza pubblicazioni ed EP come il penultimo “The Tony Allen Experiments”, miscelando uno studio che procede dalla deep house alla world music), ma mai così partenopeo.
Nuova Napoli, seppur lontana da certi combustioni trap che strizzano l’occhio ai più giovani, non può però rimanere una meteora stilisticamente sofisticata e godibile ma ha la pretesa di diventare pietra miliare di quella generazione che persegue il lavoro di tecnica linguistica e sonora aprendo la strada alla seconda ondata di “Neapolitan Power”.
Qui viene appunto il compianto artista della sceneggiata Mario Marola, perchè certe sonorità in brani come “Je Vulesse” ( alla voce Fabiana Martone a riprendere il testo di Eduardo De Filippo “Je vulesse truvà pace”) o “Disco Sole” attingono a piene mani in quelle atmosfere legate agli anni ’70 e ’80, e anche a certi film, quei tesori dimenticati considerati dai più autorevoli b movies ma che tanto raccontano della tradizione popolare degli scorsi decenni oltre a mescolare ethno music e disco music in chiave nostalgica.

Questo disco non è soltanto una delle migliori uscite discografiche degli ultimi anni ma è lungo viaggio, un viaggio fatto di contaminazioni stilistiche eccellenti che prosegue quella tradizione iniziata con gli Showmen di Musella e la Napoli Centrale di James Senese, passando per una certa tradizione prog legata agli Osanna o Alan Sorrenti, ma anche e indubbiamente a certi album di Pino Daniele, “Terra mia” o “Vai mò” , attraverso la sensualità del funk-jazz, atmosfere latine e psichedelia riesce in quell’intento di portare Napoli nel mondo.

Se Liberato riesce attraverso romanzi romantici e moderni che identificano una generazione i Nu Guinea riescono attraverso un marchio riconoscibile composto da fine ricercatezza sonora delle radici napoletane e parte per quel viaggio che lega la nuova scia di fruitori musicali danzanti, i cosiddetti clubbers, in una musica a metà strada tra ciò che fu e ciò che sarà.

Il duo nei giorni scorsi ha avuto apportunità di presentare la raccolta “Napoli Segreta volume 1” lavoro di rivisitazioni di alcuni brani storici della cultura popolare della città, nei giardini di Palazzo Reale in occasione della rassegna Napoli Teatro Festival.

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