Jorit racconta il suo Che Guevara: “Lui e Maradona, uomini di lotta”

Jorit Agoch lo street artist napoletano, di origini olandesi, ha concluso la sua opera che ritrae Che Guevara. L’opera è stata eseguita sulla facciata di un palazzo nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, ma non si tratta di uno stabile qualsiasi. Infatti, il Che Guevara di Jorit è comparso alle spalle della palazzina dell’ormai famoso Maradona, che campeggia presso le case popolari.

Un legame quello tra El Pibe de’ Oro e il “Comandante” che spiega lo stesso artista, in un’intervista a Il Mattino: “L’amore e l’interessamento per la povera gente, per gli ultimi. Maradona non sarà stato un grande esempio in alcuni aspetti della sua vita, ma rimane un campione molto impegnato nel sociale, uno che tende a schierarsi, dice quello che pensa e spesso lo fa andando contro gli Stati Uniti e i potenti della Terra. Entrambi sono uomini di lotta“.

Sempre sulla facciata di una delle palazzine dell’agglomerato del c.d. Bronx, il rivoluzionario cubano sarà il protagonista anche di un nuovo murales, appena iniziato, e che permetterà a Jorit di raggiungere un obiettivo importante: “Stavolta sarà in una posa più classica, con basco verde e stella rossa. Quando finirò l’altra versione del Che sarà una sorta di record in Europa. Quattro facciate di quattro palazzine di dieci piani concentrate in pochi metri“.

Lo street artist, che può vantare opere anche in altri continenti, è reduce, però, da un arresto a Betlemme. Infatti, è tornato da poche settimane da Israele, dove è stato arrestato per aver disegnato sul muro della Cisgiordania il volto dell’attivista palestinese diciassettenne Ahed Tamimi. “Tra il fermo e l’arresto – ha spiegato Jorit – sarò stato trattenuto ventiquattr’ore. Non mi hanno maltrattato fisicamente ma pretendevano a tutti i costi che confessassi di essere legato a organizzazioni palestinesi, di cui facevano loro i nomi. Il mio interrogatorio è durato tre ore, come quello delle persone fermate insieme a me. Rimane la brutta sensazione di non aver saputo il perché del fermo, e di essere rimasto un paio d’ore sotto la pioggia in manette“. Con lui, rivela, c’era solo il traduttore per una questione che lo vedrà bandito da Israele per dieci anni, pena l’arresto.

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