Hamsik: “La Cina? Ero solo incazzato, non avrei mancato di rispetto al mio Napoli”

Nel libro autobiografico di Marek Hamsik, “Marekiaro“, c’è un capitolo dedicato al suo trasferimento in Cina solo sfiorato l’estate scorsa.

Napoli è per me la vera capitale dell’Italia e ogni volta che immagino di partire per un’altra esperienza mi prende subito la nostalgia. – racconta il capitano azzurro – È strano, ma è come se questa città fosse attaccata a me con una calamita. Stavolta, però, avevo quasi deciso di andare da un’altra parte. La delusione bruciava, dopo un campionato straordinario, in cui abbiamo raggiunto il record di punti della società ma non il tanto atteso scudetto. Mi sono detto: forse a 31 anni è giusto darsi una nuova possibilità. Sentivo di aver dato tutto per una maglia che ho sentito addosso come una seconda pelle, dopo una stagione grandiosa per la squadra ma che non mi ha visto protagonista al meglio delle mie possibilità. In quasi tutte le partite ho ceduto il posto a gara in corso e – pur rispettando sempre le decisioni dell’allenatore – ho vissuto momenti di grande sconforto. In certi casi, come ho spiegato, mi sono pure incazzato“.

Non avrei mancato di rispetto al mio Napoli” – ha continuato – Non sono il capitano solo perché indosso la fascia in campo: mi sento realmente una bandiera di questa città, e non avrei mai potuto giocare con una maglia diversa in Italia. Andando via avrei deluso prima di tutto me stesso, e poi i tifosi del Napoli”.

“Non voglio fare il moralista e sì, lo dico apertamente: il denaro che avrei guadagnato in Cina era davvero tanto, un’assicurazione sulla vita a molti zeri. E un’esperienza in un altro mondo, anche calcistico, mi intrigava non poco”, ha raccontato.

Dopo che il passaggio in Cina è svanito, Hamsik si sentiva sollevato e vedeva la sua famiglia felice: “Abbiamo brindato bevendo una birra con gli amici in spiaggia, mi sentivo in pace. Felice e pronto all’anno numero dodici. Sono tornato in Slovacchia nella mia nuova casa, e a mio padre Richard, che come è noto un po’ aveva spinto per vedermi con la maglia di una squadra cinese, ho detto: “Napoli non mi vuole lasciare andar via. E io sono contento”. Poi “Ho chiamato Ancelotti: “Mister, sono a tua disposizione”.

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