Le tartarughe marine rischiano l’estinzione: ma è in Campania che si riproducono

Le tartarughe marine sono animali che da sempre suscitano interesse per la loro bellezza. Ce ne sono di tante specie, dalle più grandi, come la tartaruga liuto, alle più piccole come quelle appartenenti alla famiglia delle Cyclemys. A differenza delle tartarughe di terra, quelle di mare sono molto veloci in acqua. Hanno un carapace più affusolato e le zampe sono delle vere e proprie pinne predisposte al nuoto.

Tra le tante la più famosa è la caretta caretta. Questa specie vive nei mari mediterranei, ma a causa dell’eccessivo inquinamento rischiano di scomparire dalla faccia della Terra. In Italia sono già sull’orlo dell’estinzione. A causa delle attività antropiche sono seriamente minacciate dall’uomo. Ma quali sono i pericoli che minacciano questi rettili marini? Cosa deve affrontare ogni giorno una caretta caretta per sopravvivere?

Reti da pesca

Il mercato ittico è molto diffuso nella maggior parte delle città costiere. Intere popolazioni da millenni usano il mare per ricavare cibo. Da quando la popolazione è aumentata vertiginosamente, le attività di pesca proseguono in maniera sempre più esasperata. I pescherecci di varie dimensioni sono soliti usare reti da pesca molto ampie e spesso le tartarughe marine rimangono impigliate in esse. Corrono il pericolo di rimanervi soffocate e spesso ne vengono ferite, riportando lesioni gravi che dopo innumerevoli sofferenze portano alla morte.

Rifiuti di plastica

Non di rado molte tartarughe muoiono a causa di ostruzioni gastriche. Queste sono causate dai rifiuti di plastica presenti nei nostri mari. Le tartarughe e la maggior parte della fauna marina scambia le buste di plastica per meduse. Credendo di avere a che fare con delle prede le tartarughe le ingeriscono, ma muoiono poco dopo perchè non vengono digerite.

Disastri petroliferi e sostanze tossiche

Spesso le tartarughe quando sono malate perdono l’orientamento. Esse usano il campo magnetico terrestre per viaggiare tra i mari, ma quando s’imbattono in acque fortemente inquinate perdono l’orientamento. Il petrolio derivante da disastri ecologici, gli scarichi illeciti in mare di sostanze tossiche contribuiscono ad uccidere non solo tartarughe ma anche cetacei come delfini e balene che perdendo l’orientamento si lasciano morire sulle spiagge.

Caccia e cucina

In alcuni paesi, le tartarughe rappresentano un piatto prelibato e ricco di proteine e per questo vengono uccise e cucinate. Nonostante questa pratica sia molto meno diffusa ai giorni nostri, non è del tutto sparita proprio come la caccia. Il guscio di determinati esemplari è considerato pregiato e per questo vengono cacciati ed esibiti come trofei e addirittura messi illecitamente in vendita per particolari collezionisti.

La rivincita dell’estate 2018 

Dal mese di giugno al mese di settembre sembra essere successo un piccolo miracolo. In tutto il mediterraneo, ma specialmente sulle spiagge del famoso Cilento, quest’anno ci sono state delle continue nidificazioni da parte di queste speciali tartarughe. Sono in totale 450 gli esemplari nati tra Palinuro e Montecorice, un vero e proprio evento positivo che ha spinto i ricercatori biologi dell’Istituto Anton Dohrn in collaborazione con i volontari dell’ Enpa a monitorare e salvaguardare i siti di nidificazione.

Tutte le uova si sono schiuse con successo e ogni cucciolo di tartaruga è riuscito a raggiungere il mare senza problemi. Già dall’estate dell’ anno scorso delle nidificate ci sono state nel Mediterraneo, ma quest’anno sembra davvero che questa specie non si voglia rassegnare all’estinzione, combattendola a modo suo.

Oltre alla Campania, anche la Calabria, l’isola d’ Elba, Lampedusa hanno registrato parecchie nidificate, confermando così la rivincita delle caretta caretta che sembra non volersi arrendere alle sfrenate attività antropiche dell’uomo e alla sua spregiudicata distruzione di ecosistemi e specie. Che la rivincita possa continuare con nuove nidificate e la nascita di nuovi esemplari.

FONTI

www.biologiamarina.eu

National geographic.it 

Tartarughe marine in Campania

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