Morte Alessandra, la madre: “Il corpo di mia figlia martoriato. Sentenza vergognosa”

La morte di Alessandra Madonna, travolta e uccisa dall’auto dell’ex fidanzato nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2017, continua a suscitare indignazione. Infatti, non è stata accolta positivamente la sentenza con la quale qualche giorno fa Giuseppe Varriale, ex della giovane ballerina, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere, con il reato derubricato da omicidio volontario a omicidio stradale. Già durante la lettura della decisione dei giudici, i familiari della giovane gridarono il loro disappunto, con la madre che si chiuse in una stanza del Tribunale, minacciando il suicidio.

Oggi quella madre distrutta dal dolore, costretta a prendere psicofarmaci e a tenere sempre con sé un’amica, è tornata a parlare e lo ha fatto in un’intervista rilasciata a Il Mattino. “Mi sento impotente, colpevole nei riguardi di mia figlia perché non sono riuscita a farle avere giustizia. Quella sentenza è vergognosa. Una persona che ruba un motorino finisce in galera e con una pena più di alta di quella che ha avuto l’ex fidanzato di Alessandra“, ha detto Olimpia Cacace.

Una sentenza ingiusta che porta “tanta rabbia e delusione“, perché “è come se avessero ucciso mia figlia per la seconda volta. Siamo sconvolti, sotto choc, ma non ci arrenderemo“. La madre della giovane, che ha annunciato il ricorso in Appello, non ha dubbi: è stato omicidio volontario. “L’ex fidanzato di mia figlia ha agito con dolo, consapevole di ciò che stava facendo – ha spiegato – Anche la dinamica dell’incidente, al di là di quello che sostengono i suoi avvocati, è chiarissima. Come si fa a parlare di omicidio stradale? È successo in un parco, in uno spazio ristretto. Poche decine di metri in tutto. Giuseppe ha investito Alessandra, forse in retromarcia. L’impatto è stato tremendo. La mia povera Alessandra aveva il cranio spappolato, costole fratturate e lesioni allo sterno. La persona che ha ucciso mia figlia guidava un’auto di grossa cilindrata, una Range Rover: su quella macchina ci sono sistemi per segnalare la presenza dei pedoni, come ha fatto a non fermarsi in tempo?“.

Tante domande, tanta amarezza, per una donna che dopo la perdita di una giovane figlia dichiara di essere entrata in una “realtà completamente diversa“. “Non si vive più, si sopravvive. Però non ho intenzione di mollare. Credo ancora nella giustizia terrena, ma soprattutto in quella divina. Niente riporterà in vita mia figlia, ma sono convinta che, presto o tardi, arriverà il giorno in cui Giuseppe Varriale sconterà la pena che merita“, ha concluso la signora Cacace.

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