Assistenti digitali: cosa sono e i 5 consigli per proteggere la nostra privacy

Gli assistenti digitali si stanno lentamente diffondendo nelle nostre case, specialmente grazie alle numerose offerte sui negozi online in questo periodo prenatalizio. L’offerta di altoparlanti intelligenti al momento si concentra su: Amazon Echo e Google Home.

Entrambi gli assistenti sono in grado di capire i comandi in italiano e compiere numerose azioni. Alexa prevede anche una serie di funzioni scaricabili tramite app dal proprio smartphone, come sorvegliare casa o gestire serrature elettroniche.

Ma cosa sono gli assistenti digitali?
Sono dei dispositivi che, azionati con un semplice comando vocale (che varia a seconda della marca), possono svolgere determinate azioni, come accendere o spegnere le luci, gestire alcuni apparecchi elettronici (frullatori, smart tv) o rispondere ad alcune domande come ad esempio: “Chi è stato il primo uomo ad andare sulla luna?” O semplicemente: “Com’è il tempo oggi?”.
Bisogna però riflettere sul fatto che si deve fare un po’ di attenzione, per evitare tutte quelle problematiche di sicurezza che continuiamo a vivere, con smartphone e PC, evitando di aggiungerne di nuove.

1. Attenzione alla connessione:
La prima cosa di cui dobbiamo accertarci quando colleghiamo un Echo o un Google Home in casa riguarda la sicurezza della rete Wi-Fi alle quale si appoggiano. La crittografia deve essere impostata su WPA 2 e bisognerebbe cambiare sia il nome della rete Wi-Fi sia la password di default, impostandone una nostra.

2. Scegliamo con cura cosa collegare all’assistente digitale e quali informazioni dargli:
L’assistente digitale ha bisogno di informazioni per lavorare bene. Deve sapere dove si trova il nostro ufficio per darci le condizioni del traffico al mattino e avere accesso ai nostri account online per fornirci informazioni su offerte speciali o notizie importanti. C’è, però, un problema. Entrambi gli assistenti, sebbene siano in grado di riconoscere le voci e restringere il circolo di persone che possono inviare comandi, può capitare spesso che sbaglino a riconoscere la nostra voce e di conseguenza potrebbero obbedire a chi non dovrebbero. Questo significa che è sempre una cattiva idea dargli il controllo su apparecchi o strutture importanti, come le serrature della porta di casa. Inoltre, Echo è collegato al nostro account Amazon e può ordinare della merce in risposta a una nostra richiesta vocale. Questa opzione è attiva di default, quindi per disattivarla bisogna accedere alle impostazioni e disabilitarla, oppure si può attivare la richiesta di un pin per evitare di farci recapitare a casa oggetti ordinati per errore o per scherzo.

3. Proteggiamo la privacy della nostra voce:
Sia Amazon Echo sia Google Home hanno dei microfoni che ascoltano di continuo cosa diciamo. Non tutti, però, sanno che i comandi che inviamo sono registrati e inviati ai server delle due società. Alexa tiene traccia di tutto l’audio che intercetta intorno al comando di attivazione. Google invece registra solo i comandi che l’assistente riesce a interpretare. Sia Amazon sia Google danno pieno accesso alla voce che conservano sui loro server e ci permettono di cancellare quello che vogliamo, anche se la procedura è un po’ complicata. Con Alexa dobbiamo usare l’app per smartphone e accedere alla cronologia dal menu impostazioni, mentre Google conserva le registrazioni nella funzione “le mie attività”, l’interfaccia che permette di controllare tutte le operazioni e i dati che il motore di ricerca raccoglie quotidianamente su di noi.
Entrambi i dispositivi però permettono di disabilitare i microfoni tramite un interruttore fisico, quando non vogliamo utilizzarli.

4. Prestate attenzione a cosa collegate agli assistenti vocali:
Una delle particolarità più interessanti di questi nuovi dispositivi è che possono collegarsi ad altri servizi o oggetti e permetterci di controllarli con la nostra voce. Questo, però, significa che nella maggior parte dei casi chi fornisce i servizi aggiuntivi o produce i dispositivi compatibili potrebbe ricevere informazioni sul nostro conto direttamente da Amazon o Google. Entrambi i produttori infatti richiedono, a chi vuole integrare i propri prodotti con i loro assistenti digitali, di fornire una informativa molto dettagliata su quali dati vengono condivisi e su come vengono usati. Dunque per salvaguardare i vostri dati, andate sempre a leggere le informative.

5. Attenzione alla sovrappopolazione dei dispositivi:
Quando si lancia un “Hey Google”, per esempio, la risposta potrebbe arrivare sia dal vostro smartphone, sia dal Google Home, a seconda di chi si attiva prima. A volte rispondono entrambi e le cose peggiorano se si hanno più dispositivi Google Home in casa. Con Alexa si può ovviare a questo problema dando un diverso nome di attivazione. Nel menu delle impostazioni del dispositivo, al quale si accede tramite il menu impostazioni dell’app di Alexa, possiamo cambiare la parola che dà il via alla conversazione con il nostro assistente digitale. In questo modo, possiamo dare un identificativo diverso ad ogni Echo in nostro possesso come “soggiorno” o “cucina” e gestirli senza affollamenti.

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