Sea Watch verso l’Italia in balia del maltempo, Salvini: “I porti restano chiusi”

Matteo Salvini chiude ancora una volta la porta (o sarebbe meglio dire i porti) in faccia alla Sea Watch. La nave della ong il 19 gennaio scorso ha recuperato al largo delle coste libiche 47 persone, tra le quali otto minori non accompagnati. Circa sei giorni in mezzo al mare per la Sea Watch che ha prima lanciato segnali alle autorità libiche per poi dirigersi verso Malta, ma niente da fare.

A peggiorare la situazione il maltempo che ha spinto la Sea Watch a lanciare un appello via Twitter spiegando che i migranti a bordo, molto infreddoliti, “bisogno di un riparo, di un porto sicuro al più presto“. Una prima risposta, per questo Sea Watch bis, Salvini l’ha lanciata ieri: “La nave Ong Sea Watch sta navigando verso Malta e le condizioni meteo sono in peggioramento. È necessario che Malta la accolga nel proprio porto, mentre l’Olanda, che chiede agli altri Paesi di far sbarcare gli immigrati, sia pronta a collaborare con La Valletta per gestire lo sbarco e l’accoglienza con la regia di Bruxelles. In Italia i porti sono chiusi“.

Intanto, però, l’Europa fa orecchie da mercante, spingendo la ong a cambiare rotta e a chiedere aiuto proprio all’Italia. La richiesta non è stata accolta (almeno per il momento) dall’Italia, con il ministro dell’Interno che continua sulla sua strada e posta una foto della Sea Watch con tanto di hashtag “Portichiusi”: “Ennesima provocazione in vista: dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese Sea Watch3 con 47 a bordo si sta dirigendo verso le nostre coste. Ribadisco che la nostra linea non cambia, né cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire, ma i porti italiani sono e resteranno chiusi“.

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