Stupro Marechiaro. La mamma del ragazzo condannato: “Ha sbagliato, ma va aiutato”

“Mio figlio ha sbagliato, ha ammesso il proprio errore, ma ha la necessità di essere aiutato, non deve essere abbandonato anche se ha sbagliato ancora una volta”, così la mamma di Emanuele ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno, all’alba della conferma dei tre anni di reclusione per lo stupro della 15enne a Marechiaro.

Emanuele all’epoca aveva 17 anni. Era il luglio 2017, e insieme ad altri due amici aveva abusato di una ragazzina. La stessa, che dopo il trauma iniziale, aveva collaborato con gli inquirenti che seguivano il caso, per incastrare i suoi stupratori. Dopo un primo fermo, i ragazzi avevano potuto beneficiare della “messa alla prova” concessa dal Giudice. Una vantaggiosa opportunità per i colpevoli, in quanto se nel periodo di prova concesso, dimostrano il loro pentimento oltre che la loro volontà ad essere seguiti sia in un percorso di recupero mentale che formativo, la loro condanna può essere completamente estinta.

Ma Emanuele è stato l’unico dei tre che ha mostrato disinteresse. “E’ immaturo” dice la mamma, aggiungendo: “Sono una donna sola che lavora con due figli. Esco la mattina prestissimo e torno la sera tardi. Ho cercato di aiutarlo ma senza successo, credevo che almeno questa volta avesse capito. Ma mi sbagliavo tremendamente”. Una donna disperata, che anche se sa che il figlio ha commesso un atroce gesto, non riesce ad accettare che Emanuele dovrà trascorrere i prossimi tre anni della sua vita in carcere. Ma il ragazzo ha sbagliato, saltava il lavoro e l’appuntamento dagli psicologi, mostrando distacco e nessun tipo di pentimento. E dovrà scontare la sua colpa, in carcere.

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