Incendio Città della Scienza, non fu custode: i colpevoli vennero dall’esterno

Immagini indelebili che ancora fanno male sono quelle di Città della Scienza in fiamme. Era il 4 marzo 2013 quando gran parte della struttura del museo venne distrutta da un incendio che si stabilì fosse doloso.

In un primo momento fu condannato in primo grado il custode Paolo Cammarota che però non avrebbe agito da solo ma con dei complici mai identificati. Nel novembre scorso l’uomo è stato assolto. I colpevoli, dunque, sono ancora in libertà.

Oggi prende sempre più piede la tesi secondo cui ad appiccare l’incendio sarebbe stato qualcuno esterno al museo della scienza. Come si legge su Il Mattino, i giudici della terza sezione della Corte d’Appello hanno motivato l’assoluzione di Paolo Cammarota così: “Viene a vacillare la tesi che l’incendio debba essere stato necessariamente appiccato da qualcuno che si trovava già all’interno della struttura o che, comunque, una persona dall’interno abbia dovuto disattivare il sistema d’allarme per permettere a qualche complice di entrare dall’esterno”.

Non ci sono prove sufficienti per poter incriminare l’ex vigilante, quindi al momento l’incendio che distrusse in parte Città della Scienza non ha colpevoli.

La Corte d’appello ha fatto cadere tutte le accuse sull’ex vigilante: in primis l’impianto anti-intrusione non è certo se funzionasse o meno quella sera e non ci sarebbero motivi per non credere alle parole del responsabile della sicurezza della Fondazione Idis che raccontò di falle della manutenzione per mancanza di fondi.

I giudici: “Non si può escludere che l’incendio sia stato provocato da qualcuno che si è introdotto nell’area museale dall’esterno, eventualmente tramite effrazione, approfittando del non funzionamento del sistema anti-intrusione, senza la necessità di complici interni che lo dovessero disattivare”.

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