Vincenzo Del Re, detto “‘A Pacchiana”: chi è il padre del sicario della piccola Noemi

 

Napoli – Le speranze e le preghiere dei napoletani sono da giorni rivolte alle condizioni di salute della piccola Noemi. La bambina, di soli 3 anni, fu colpita da un proiettile venerdì scorso durante una sparatoria in piazza Nazionale, a Napoli. L’obiettivo dei due sicari era un tale Salvatore Nurcaro, pregiudicato, ma uno dei proiettili perforò i polmoni di Noemi mentre passeggiava con la nonna. Da una settimana, la bambina lotta fra la vita e la morte al Santobono.

Oggi, i Carabinieri hanno messo in manette i due uomini ritenuti responsabili dell’agguato: Armando Del Re e suo fratello Antonio. In particolare, sarebbe stato il primo ad aprire il fuoco su Nurcaro ed a ferire, di conseguenza, la piccola Noemi. La gogna mediatica si è subito scatenata sul presunto assalitore, prendendo di mira in particolare il suo profilo Facebook, in cui si mostra nelle foto come padre modello insieme ai suoi numerosi figli, alcuni coetanei della sua presunta vittima.

I due sospettati non sarebbero nuovi del panorama criminale napoletano, bensì veri e propri “figli d’arte”. Il padre è, infatti, tale Vincenzo Del Re, conosciuto anche col soprannome di “‘a pacchiana”. Era un ras del clan Di Lauro e, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, insieme ai fratelli Roberto e Cristofaro, gestiva l’intero traffico di stupefacenti fra Giugliano e Melito.

La sua merce spaziava dalla cocaina al crack, passando per le sintesi chimiche più pericolose da assumere. La sua “dote” era quella di tagliare male la roba che gestiva, in modo da conservare una cospicua quantità per sé e per i suoi fratelli: droga in esubero che poi rivendeva a prezzi ridotti principalmente ai giovani del Parco Verde di Caivano.

Il racket dei Del Re terminò 8 anni fa. Nel 2011, infatti, Vincenzo fu arrestato a Secondigliano e la famiglia perse il controllo sul traffico di stupefacenti. Non è escluso, però, che i figli siano rimasti legati al clan di appartenenza. Armando Del Re, al momento dell’arresto, si stava dirigendo proprio in carcere dal padre, forse per chiedere aiuto per uscire dalla situazione difficile in cui era finito dopo aver sparato alla piccola Noemi.

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