Stefano, da L’Orientale a New York: “Sono di Torino ma scelsi di studiare a Napoli”

Dal Nord a Napoli per studiare in uno dei poli universitari di eccellenza. E’ la storia di Stefano Morello, che si è laureato all’Orientale (corso di laurea MEA) nel 2015 ed oggi è un dottorando presso il Dipartimento di Inglese del Graduate Center della City University of New York.

Qui è diventato uno dei curatori di una mostra che sta avendo grande successo, “The Lung Block”, dedicata agli emigrati italiani con immagini suggestive dell’epoca.

Perché Stefano, di Torino, scelse di studiare all’Orientale? «Scelsi di venire a studiare a Napoli per via dell’importanza del polo di Americanistica, per avere la possibilità di confrontarmi con profili intellettuali illustri quali quelli della Professoressa Donatella Izzo, il Professor Stefano Luconi e la Professoressa Marina De Chiara. E naturalmente per il fascino della città» dice Morello.

Il lavoro di Stefano Morello si colloca nell’intersezione tra American Studies, cultura popolare e digital humanities. La sua tesi, “Let’s Make a Scene! East Bay Punk and Subcultural Worlding”, esplora l’estetica e le ideologie emerse dalla scena punk di San Francisco e Berkeley a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento.

È attualmente Co-Chair del Graduate Forum dell’AISNA (Associazione Italiana Studi Nord Americani), oltre che redattore e fondatore della sua rivista, JAm It! (Journal of American Studies in Italy). Nell’ottica di diffondere i risultati della propria ricerca anche al di fuori del mondo accademico, ha creato l’East Bay Punk Digital Archive, un archivio open access che contiene zines ed altri artefatti prodotti nella East Bay di San Francisco, ed ha co-curato con Kerri Culhane la mostra “The Lung Block: A New York City Slum and Its Forgotten Italian Immigrant Community”, basata sulla sua tesi di Laurea Magistrale.

Stefano ha iniziato ad interessarsi alle sorti dell’isolato di Manhattan popolato da tanti italiani, indagando sulla storia della sua bisnonna, partita per la Grande Mela nel 1913 e morta pochi anni dopo, nel 1920. Come racconta lavocedinewyork.com, ha portato alla luce le vicende del cosiddetto “Lung Block” (“lung” significa “polmone”), etichetta introdotta da Ernst Poole per indicare un covo di tubercolosi, degrado e povertà.

Negli anni Trenta, l’isolato fu raso al suolo per far posto al Knickerbocker Village, facendo scomparire quella comunità italiana. Da questa ricerca è nata la mostra, di cui Morello è curatore insieme a Kerry Culhane.

La storia di Stefano dovrebbe farci riflettere: a Napoli e al sud ci sono grosse eccellenze, ma non abbiamo né i mezzi e né le capacità per trattenere ed impiegare i nostri talenti.

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