Legami tra ‘Ndrangheta e politica. De Magistris: “In passato mi revocarono il caso”

Una maxi operazione dell’antimafia in Calabria ha visto coinvolti ‘ndrangheta, politica, imprenditoria e massoneria. Oltre 400 gli indagati con 334 ordinanze di custodia cautelare e un sequestro di beni per 15 milioni di euro. Tra i destinatari delle misure cautelari, alcuni esponenti della politica dal Partito Democratico a Forza Italia, avvocati, imprenditori ed esponenti delle organizzazioni criminali.

Tra i nomi spicca quello dell’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli e di Nicola Adamo. Pesanti le accuse a carico di Pittelli, come sottolineato dal giudice che ha firmato gli arresti:

Il boss Luigi Mancuso gode di entrature in ogni settore sociale, anche in più alti e insospettabili, grazie soprattutto alla dedizione assoluta assicuratagli negli anni da dall’avvocato ed ex onorevole Giancarlo Pittelli. Quest’ultimo, accreditato nei circuiti della massoneria più potente, è stato in grado di far relazionare la ‘ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni tutte, fungendo da passepartout del Mancuso, per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali”.

Un caso che era stato nel mirino dell’allora pubblico ministero Luigi de Magistris, che oggi a distanza di anni, si toglie più di un sassolino dalla scarpa:

“Negli arresti di oggi in Calabria leggo di fatti e persone che furono anche oggetto di alcune delicatissime inchieste di cui ero titolare quale PM presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, negli stessi uffici oggi diretti dal Procuratore Gratteri.

Il mio Procuratore della Repubblica nel 2007, Mariano Lombardi, mi revocò l’inchiesta Poseidone quando notificai un’informazione di garanzia all’Avvocato Pittelli, che all’epoca dei fatti era Parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia.

L’Avvocato Pittelli era amico del Procuratore, era stato il suo avvocato, e pochi mesi prima aveva assunto nella società a lui riconducibile, il figlio della moglie del Procuratore. L’inchiesta Poseidone stava portando alla richiesta di misure cautelari per fatti gravissimi che riguardavano illeciti nella gestione di fiumi di denaro pubblico destinati, in particolare, alla depurazione delle acque ed al settore ambientale.

Nell’ottobre dello stesso anno, mentre mi accingevo a scrivere le misure cautelari, mi fu avocata illecitamente anche l’inchiesta Why Not, in cui erano indagati, tra i tanti, sia Pittelli che Nicola Adamo, all’epoca dei fatti segretario regionale dei DS. Nell’inchiesta WhyNot avevamo individuato un sistema criminale che vedeva coinvolte persone delle istituzioni, politici, imprenditori, professionisti. In entrambe le indagini un ruolo fondamentale fu assunto dalle massonerie deviate.

Le indagini mi sono state sottratte da magistrati ed il Consiglio Superiore della Magistratura invece di tutelare chi indagava su corruzioni e criminalità organizzata, mi tolse le funzioni di pubblico ministero e mi trasferì per incompatibilità ambientale, con un procedimento disciplinare rapidissimo e surreale. Ero incompatibile con un ambiente mafioso che invece si è lasciato operare per dieci anni. Una vergogna di Stato con mandanti ed esecutori ai vertici delle istituzioni.

Oggi leggo, a distanza di oltre dieci anni, che l’Avvocato Pittelli è stato tratto in arresto per associazione mafiosa e Nicola Adamo è destinatario della misura cautelare del divieto di dimora. Avevamo scoperto un sistema criminale devastante e siamo stati fermati da quelli che ci dovevano coprire le spalle. La magistratura negli anni ha accertato la correttezza del mio operato ed ha verificato le attività illecite commesse ai danni miei e dei miei più stretti collaboratori. Nessuno mai ci restituirà quello che ci è stato scippato. Oggi, però, è un giorno buono. Lo dedico a quelli che con me non mollarono mai pur pagando un prezzo professionale ed umano devastante”.

 

 

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