Omicidio Vincenzo Ruggiero: ergastolo confermato per l’uomo che lo fece a pezzi

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Ha prima ucciso il suo amico con una pistola, poi ha tentato di fare a pezzi il cadavere sciogliendolo nell’acido. Per quel crudele omicidio, Ciro Guarente è stato condannato all’ergastolo. Non è stata riconosciuta nessuna attenuante all’ex cuoco che ha confessato di aver ammazzato ad Aversa, in provincia di Caserta, l’attivista gay Vincenzo Ruggiero. La sentenza è stata emessa poco dopo mezzogiorno dalla terza Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta da Eugenia Del Balzo. Una sentenza che ha confermato la condanna inflitta in primo grado.

LA STORIA – Era il 7 luglio del 2017 quando Ciro sparò a Vincenzo in un appartamento di Via Boccaccio. Nella casa l’uomo era ospitato da una sua amica, Heven Grimaldi, fidanzata di Guarente. Dopo averlo ucciso, Ciro cercò di fare a pezzi il corpo di Vincenzo per nasconderlo più facilmente. Da una ricostruzione sarebbe emerso che i resti di Ciro sarebbero stati nascosti nel box di un autolavaggio di Ponticelli. Con questi Ciro avrebbe costruito uno scalino con cemento a presa rapida. L’uomo però non ha mai rivelato dove ha nascosto la testa dell’amico che non è stata mai trovata. Prima della sentenza si è scusato con la famiglia della vittima e con la propria, dicendo di essere distrutto e pentito.

La denuncia di scomparsa da parte dei genitori di Ciro fece scattare le indagini. Furono le telecamere di video-sorveglianza a mostrare Ciro Guarente mentre tentava di disfarsi di quello che restava del corpo di Vincenzo nascosto in dei sacchetti. Nei mesi successivi fu individuato anche l’uomo che gli fornì la pistola per l’omicidio, Francesco De Turris, a sua volta condannato nel maggio scorso in primo grado al carcere a vita.

I motivi di quel gesto furono spiegati solo in seguito. Guarente era geloso del rapporto di amicizia che Ciro aveva con Heven, una giovane transessuale fidanzata di Guarente.

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