Dati ISTAT 2019: Campania all’ultimo posto per aspettativa di vita. Il Sud si svuota

nord sudIl Sud si sta svuotando e la sua popolazione sembra sulla via dell’estinzione. Questo è quanto emerge dagli indicatori demografici ISTAT del 2019. La popolazione residente in Italia conferma il suo trend di diminuzione, e questo vale soprattutto per il Mezzogiorno.

Nel complesso la popolazione italiana, che risulta ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi, registra nel 2019 una riduzione pari al -1,9 per mille residenti. Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno d’Italia. (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille).

Solo in alcune regioni del Nord la popolazione risulta in crescita: basti pensare che nelle province autonome di Bolzano e Trento si registrano tassi di variazione pari a +5 e +3,6 per mille. Ma ciò non basta a garantire un adeguato ricambio naturale della popolazione. Ogni 100 residenti che muoiono oggi si contano appena 67 neonati: si tratta del livello di ricambio più basso nel nostro Paese dal 1918.

In questo contesto, gli indicatori demografici mostrano un tasso di fecondità relativamente stabile, con un numero medio di 1,29 figli per donna. La fecondità più elevata si manifesta nel Nord del Paese (1,36 figli per donna), ben davanti a quella del Mezzogiorno (1,26) e del Centro (1,25). Il primato della zona più prolifica spetta, ancora una volta, alla Provincia di Bolzano.

Un altro dato che ci fa riflettere sul divario tra Nord e Sud è l’aumento della speranza di vita. Una dato in crescita costante grazie al miglioramento delle condizioni di vita complessive: a livello nazionale gli uomini sfiorano gli 81 anni, le donne gli 85,3.

Ma ancora una volta il Mezzogiorno risulta decisamente penalizzato sotto questo aspetto. La Campania è addirittura la regione con l’aspettativa di vita più bassa in Italia: gli uomini arrivano in media a 79,4 anni, le donne a 83,6. Questo nonostante la vita media si sia ulteriormente allungata in tutto il paese.

Un fattore sorprendente è che nel 2020 il Mezzogiorno presenta una popolazione più giovane rispetto al Centro-nord. La popolazione ultrasessantacinquenne incide infatti per il 21,6% del totale, quando nel Nord e nel Centro risulta rispettivamente pari al 23,9% e al 23,8%.

Un dato, questo, che tuttavia potrebbe essere ribaltato con gli anni, dato l’aumento significativo delle migrazioni interne. Ovviamente queste avvengono sopratttutto dal Sud verso il Nord. Nel Mezzogiorno il bilancio demografico complessivo presenta per l’ennesima volta segno negativo (-129mila residenti, pari al -6,3 per mille abitanti).

Nel corso del 2019 circa 418mila gli individui che hanno lasciato un Comune del Mezzogiorno quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro Comune italiano, mentre ammontano a circa 341mila gli individui che hanno eletto un Comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale.

I dati ISTAT del 2019, insomma, mostrano un divario tra Nord e Sud sempre più lontano dall’essere colmato. E le tendenze dei prossimi anni non potranno essere diverse, soprattutto se lo Stato continuerà a investire solo al Nord.

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