Nuova fuga al Sud nonostante i divieti: centinaia in coda sullo Stretto. Il governatore siciliano: “Non siamo carne da macello”

fuga sud

Non sembrano bastare gli ulteriori divieti imposti dal premier Giuseppe Conte. Ieri sera una nuova ondata di spostamenti si è verificata da Nord a Sud dell’Italia. Dato l’intensificarsi dei controlli sui treni e sugli aerei, in molti hanno scelto di muoversi con la propria macchina. Centinaia quelli che si sono messi in coda sin dal pomeriggio per raggiungere la Sicilia.

La denuncia arriva direttamente dal governatore, Nello Musumeci, con un post su Facebook:

“Mi segnalano appena adesso che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate. Non è possibile e non accetto che questo accada. Ho chiesto al prefetto di intervenire immediatamente. C’è un decreto del ministro delle Infrastrutture e del ministro della Salute che lo impedisce. Pretendo che quell’ordine venga rispettato e che vengano effettuati maggiori controlli alla partenza. Il governo nazionale intervenga perché noi siciliani non siamo carne da macello!”.

In un altro post, il presidente della Regione Sicilia scrive:

“Ho appena avuto conferma dalla prefettura di Messina che saranno ulteriormente intensificati i controlli sullo Stretto. Possono passare, alla luce del provvedimento nazionale, SOLO i pendolari che svolgono servizio pubblico, come sanitari, forze armate e di polizia. BASTA. Stiamo facendo sacrifici enormi e bisogna dare certezze a tutti i cittadini che questa fase è seguita con impegno”. 

Tantissime le persone come denunciato anche in un video postato su Facebook dal Presidente dell’Associazione L’Aquilone Onlus:

In tantissimi in coda all’imbarco per prendere i traghetti della Caronte & Tourist a Villa San Giovanni, sulla sponda calabrese dello Stretto. In Campania si sta cercando di bloccare il flusso di persone presidiando le stazioni e misurando la temperatura corporea. Una richiesta fatta dal governatore Vincenzo De Luca a Conte per bloccare gli spostamenti da Regioni diverse e che aveva spinto il premier a pubblicare un nuovo decreto. Misure che ad oggi non sembrano purtroppo bastare.

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