Toni Capuozzo, giornalista a metà tra Nord e Sud: le sue parole su Feltri, governo ed Europa

Questa mattina il giornalista Toni Capuozzo ha affidato ad un post sulla sua pagina Facebook una lettera: si tratta di una riflessione sugli ultimi accadimenti a livello nazionale ed europeo. Toni Capuozzo, per metà napoletano e per metà friulano, ha iniziato il suo discorso alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno visto come protagonista Vittorio Feltri.

Vedo una sollevazione social contro Vittorio Feltri, che in televisione ha detto – non l’ho visto, ma tengo fede ai resoconti che “i meridionali non hanno un complesso di inferiorità, sono inferiori”. Una fesseria, che forse è stata detta perché ci crede davvero, forse perché bisogna spararle grosse per fare notizia, forse perché crede di reagire così agli attacchi contro la Lombardia.

È una fesseria perché la cultura italiana è intrisa di cultura meridionale. Perché lo sviluppo del nord è sudato dal lavoro anche meridionale. Perché tante delle migliori professionalità del sud contribuiscono a fare grande il nord. Non lo dico perché mio genero, che da due mesi incontro dietro a un vetro, è in Lombardia un giovane primario di terapia intensiva di origine calabrese.

Lo dico perché io sono di origine napoletana, e ho provato sulla mia pelle il sospetto, la commiserazione degli altri, e perfino la rassegnazione di noi terroni. Mio padre, quando ancora dovevo imparare a difendermi da solo e mi lamentavo perché mi prendevano in giro a scuola per il mio cognome, diceva: “Tu hai da essere fiero. Quando questi camminavano a quattro zampe, noi discutevamo di filosofia, al tramonto, in riva al mare”.

Ma poi quando salivano i miei zii (eravamo poveri, e il viaggio di nozze lo facevano a casa nostra, con puntata a/r a Venezia per farsi la foto con i colombi in piazza San Marco, si raccomandava ai suoi fratelli minori: “Uè, mi raccomando, non facciamoci conoscere”.

Sono cresciuto tra l’orgoglio delle mie radici e il peso della diversità, e ancora oggi mi meraviglio quando pronunciano bene il mio cognome, grazie a quel po’ di precaria notorietà che il giornalismo televisivo assegna: CA-PUO-ZZO.

Io mi dico friulano, perché sono nato lì, e in quel piccolo mondo sono cresciuto: l’identità è qualcosa che scegli. Ma sono fiero del mio cognome, delle mie radici meridionali. […] Conosco i pregi e i difetti del nord, e i pregi e difetti del sud, per averli in me entrambi.

Paradossalmente voglio bene al sud e al nord per i loro difetti, perché è facile amare per i lati belli, devi amare le debolezze, le fragilità, le difficoltà delle persone. Mi sento un po’ bastardo, e fiero di esserlo: i bastardi sono i cani più sani, e spesso più intelligenti.

È per questo che mi permetto di dirvi non dall’alto, ma dal basso, cari compaesani terroni, e cari compaesani polentoni, che vi stanno tirando dentro una battaglia inutile. Che quando cercano di reclutarmi a un battaglia tra nord e sud, destra e sinistra, mi sembra di essere chiamato alla leva: cose del secolo scorso, davanti a pandemie e mutamenti climatici. […]

E sta lì, il peccato originale, della confusione ferita e allegra con cui andiamo a ricominciare. Non sta nelle incertezze dell’inizio, la fase 1, né nella minacciose e necessarie app che inaugurano la fase 2. Non sta nella rivoluzione di un sud sano e di un nord infetto.

Ci siamo presentati a Bruxelles divisi, sia le forze di governo che le forze di opposizione: voi prestereste soldi alla ditta di due soci che litigano fin sotto allo sportello? Abbiamo fatto la figura di chi ha fatto festa fino a ieri sera, e si presenta al colloquio di lavoro con il mal di testa, ma alzando la voce, e la fama di non essere uno che onora i debiti: siamo tutti meridionali di qualcun altro.

L’Europa non è il Paradiso terrestre, ma il peccato originale è stato commesso sotto casa: l’emergenza è stata affrontata come una campagna elettorale.[…] La natura del governo Conte, nato solo per scongiurare le elezioni , faceva assumere all’emergenza le caratteristiche di una ghiotta occasione.

Da lì in poi siamo entrati in una campagna elettorale permanente, in mezzo ai funerali. Il capolinea, dopo tre mesi, è un governo spaccato sul Mes, un’opposizione spaccata sul Mes, le prove generali di nuove maggioranze, e le richieste di dimissioni o di commissariamento si sprecano come salve di artiglieria.

Ovvio che sia stato difficile per chiunque avesse responsabilità, a ogni livello. Si può governare l’emergenza con l’obbligo di aver successo davanti ai gufi, e lo spauracchio dell’insuccesso, e del nemico pronto a coglierlo? Avrebbe dovuto essere un rischio condiviso, chiusure e riaperture, e un approccio diversificato, ma senza gare, tra situazioni locali diverse.

No: è stata una campagna elettorale, con l’opposizione e il governo che facevano l’omino della pioggia e la donnina del sole dei vecchi barometri: tu dici una cosa ? Io dico il contrario. Tu dici il contrario? Io dico una cosa. Tu mi attacchi, e io ti attacco.

Ma non credo che in quella ormai famosa conferenza stampa a Conte siano sfuggiti i nomi di Salvini e Meloni. È che lui ne ha bisogno come dell’ossigeno: il giorno che Salvini e Meloni non sono più una minaccia, Conte non serve più. Le emergenze non si governano con il consenso, non chiedi voti, dici la verità, non le promesse.

Toni Capuozzo afferma quindi che in questa situazione è necessario andare avanti con il rispetto: non tra forze politiche, che diffidano l’una dell’altra e pure di se stesse anche quando devono spartirsi le grandi cariche (hanno aperto il vasetto del caviale, altro che scoperchiato la scatoletta di tonno). Il rispetto per un paese segnato, che ha il diritto di essere aiutato e non intralciato dalla burocrazia.

Feltri la spari pure, ma oltre ad avere torto, è un utile straccio rosso per distrarre il toro dai toreri e dai picadores che lo vogliono piegato sulle ginocchia. Non è il Sud che ha attaccato la Lombardia, e ogni critica, se non ha secondi fini, dev’essere benvenuta, aiuta.

Non si pretende la pace, no, e del resto la vendita di colombe, a Pasqua, è calata del 37,6%. Ma una tregua sì. E se non la rispettano i politici, non facciamoci tirare dentro dagli arruffapopolo, istigati a farla tra di noi, pur di confondere le acque, e distrarci dai piccoli problemi veri: che io sappia le mascherine obbligatorie costano troppo da Aosta ad Agrigento.

E il lavoro, la sicurezza, la salute, il benessere, il futuro dei giovani, la libertà, non hanno accento. Poi, che San Gennaro sia stato più efficace di Sant’Ambrogio, bisogna ammettere che è vero”.

Qui di seguito, il post ufficiale sulla pagina Facebook di Toni Capuozzo:

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