Coronavirus, il vaccino potrebbe arrivare a settembre e parlare italiano: partiti i test su 520 persone

La ricerca di un vaccino per il coronavirus sta mobilitando tutto il mondo. Ora un nuovo importante risultato sembra arrivare dallo ‘Jenner Institute’ della Oxford University che ha fatto sapere di avere prodotto un vaccino che dà buoni riscontri.

L’ottimismo arriva dopo che il vaccino è stato testato su sei scimmie macao presso il Rocky Mountain Laboratory del National Institutes of Helath, in Montana, nel mese scorso. A riportarlo è il ‘New York Times’ che spiega come tutte le scimmie sono state esposte ad alte dosi del virus e le sei trattate sono rimaste in salute per i 28 giorni successivi. Invece le scimmie rimaste senza vaccino si sono ammalate.

Un vaccino che si produrrà in un laboratorio italiano. Ad aprile è stati infatti firmato un accordo tra l’Istituto Jenner, l’Università di Oxford, il Regno Unito e Advent Srl, una società Irbm con sede a Pomezia. Come reso noto in due interviste a ‘Farmacista33’ e a ‘LaPresse’ dal presidente della Irbm, Piero Di Lorenzo:

“A circa metà campione, 510 individui sotto i 55 anni, verrà somministrato il ChAdOx1 nCoV-19, agli altri il vaccino contro la meningite: nessuno saprà il proprio gruppo d’appartenenza. Una volta terminata la fase 1, e confermata la non tossicità del vaccino, si passerà (verosimilmente tra fine maggio e giugno, ndr) alla fase 2, con gruppi di volontari più anziani. A fine settembre potremo avere il risultato del test clinico e a quel punto se sarà positivo, parte il processo autorizzativo, che porterà via qualche settimana. Nel frattempo, le dosi che abbiamo preparato potrebbero essere somministrate in uso compassionevole, quindi gratuitamente, al personale sanitario e forze dell’ordine, come di solito si fa quando un vaccino ha già passato il vaglio clinico, ma non è stato ancora validato dall’agenzia nazionale del farmaco. 

Se la sperimentazione già partita su volontari sani, va bene, a fine settembre il vaccino per il coronavirus sarà pronto per essere utilizzato su larga scala. I tempi per il vaccino sono legati a mille variabili. Quello che si può dire, è che in questo momento sono in corso i test clinici sull’uomo, su 520 volontari sani e si sta già predisponendo la partenza di un test clinico su 3000 volontari sani. Noi siamo molto attivi nel produrre e distribuire le dosi necessarie di vaccino alla sperimentazione, e se questi test daranno un responso positivo, entro fine settembre potremmo avere il vaccino”. 

L’accordo è stato stipulato per un modello no profit per tutta la durata della pandemia, ovvero senza margini di profitto. Come diffuso dal Comune di Pomezia, nei laboratori dell’IRBM, i ricercatori della società partecipata Advent hanno messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk. Ora potrebbero produrre quello anti-coronavirus, anche se per alcuni virologi non serve.

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