Fase 2, ristoratori napoletani: “Norme troppo stringenti. Così non riapriremo”

Coronavirus e ristoranti: in Campania saranno in pochi a ripartire il 18 maggio. La causa? Norme da rispettare troppo stringenti, seppur per fini indiscutibili, che di certo non miglioreranno le sorti dell’intero settore, messo in ginocchio dall’avvento della pandemia.

Infatti, per poter garantire la riapertura, all’interno di ogni locale dovrà essere mantenuta una distanza di due metri tra i tavoli e quattro metri quadri per ciascun cliente. Dunque, i posti saranno dimezzati. Per pranzi o cene di famiglia sarà necessaria un’autocertificazione, mentre i menù saranno disponibili soltanto in formato digitale.

Gennaro Esposito, chef 2 stelle Michelin, ha commentato la notizia a 24Mattino, su Radio 24, dicendo: “Quella dei 4 metri quadri per cliente è una notizia che ci ha messo proprio in difficoltà. Il distanziamento di 2 metri era qualcosa che già ci aspettavamo perché era già nelle norme dell’OMS, ma questa no”.

D’accordo con lui, una scia di ristoratori incerti che probabilmente non riapriranno i battenti nemmeno lunedì. Il Coronavirus ha, infatti, provocato conseguenze disastrosi ai danni dei loro ristoranti e, in tal modo, continuerà a farlo.

Massimo Di Porzio, presidente Fipe Confcommercio Napoli, a LaRepubblica ha dichiarato: “Se tutto sarà confermato, la metà dei 20mila locali di Napoli e provincia, lunedì non sarà in grado di aprire o sceglierà di non farlo”. D’altronde, lui stesso promette di non garantire la riapertura del suo storico locale “Umberto”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda, Livia Adario, titolare, insieme a suo marito Alfonso Iaccarino, del “Don Alfonso” di Sant’Agata sui Due Golfi che lunedì non riaprirà. Ella ne ha spiegato il motivo dicendo: Queste regole sono ridicole. Così il pranzo diventa un calvario. Non è uno bello spettacolo vedere un sommelier e uno chef con la mascherina. La sicurezza sì, è una priorità per tutti. Ma è più importante monitorare le persone che entrano in Campania e chiedere una green card, una specie di passaporto che tuteli sia noi lavoratori che la clientela. Con queste regole di certo non riapriamo adesso. Probabilmente lo faremo a luglio”.

Anche Fabio Amabile, titolare di Hachè, è incerto sulla riapertura. “Potrò far sedere 40 persone invece delle 140 solite. Perderemmo circa il 70% dei coperti. Ho 15 dipendenti ma la metà non potrò farli rientrare. Così Napoli si ritroverà gente con i forconi in strada” – ha affermato.

Diversamente Ida e Salvatore Giugliano di “Mimì alla ferrovia” che hanno deciso di riaprire nonostante la perdita del 60% dei coperti: “Siamo napoletani, sapremo offrire un sorriso ai nostri clienti anche con la mascherina”. Tuttavia, anch’essi si uniscono al coro richiedendo misure meno restrittive che puntino ugualmente a salvaguardare la sicurezza collettiva.

Ancora, Stefano Giancotti del “Veritas” a Corso Vittorio Emanuele, ha dichiarato: “Aspettiamo di vedere le regole. Se fossero così severe ci penseremmo bene per riaprire. Il problema più grande sarà come riempire i ristoranti. Lavoriamo da sempre con clientela nazionale e internazionale. La vera sfida sarà conquistare i napoletani”.

Similmente Francesco Maione, titolare de “Il Capitano” a Pozzuoli, che a riguardo ha detto la sua: “Dovremmo sapere se acquistare i prodotti per lunedì invece domina l’indecisione su tutto. Dovrebbero allentare le norme in estate per poi tornare alle restrizioni in inverno. Nessuno di noi ce la farà da solo”.

Alfonso Mattozzi, del ristorante europeo, ha criticato invece l’utilizzo del plexiglass: “Quei pannelli sono orrendi”.

A riaprire il 20 maggio sarà l’osteria “E Curti a Sant’Anastasia” di Enzo D’Alessandro che ha commentato la situazione definendola paradossale e svilente. Leggermente più ottimista Nino Di Costanzo, titolare del Danì Maison di Ischia, che ha affermato: “Non avremo turisti quest’anno ma vogliamo regalare serenità. Mi bastano 3 o 4 tavoli e a chi me ne chiederà uno da 8 offrirò l’intero locale. I costi saliranno ma almeno sarà una serata memorabile, senza pensare al maledetto Coronavirus”.

I ristoratori non rivendicano norme che rischino di mettere in pericolo la salute dei propri clienti. Della loro proposta è diventato portavoce lo stesso Gennaro Esposito che ha dichiarato. “La nostra proposta di protocollo sulla ristorazione riprendeva esattamente le norme dell’Oms. Quest’ultimo dice che il cliente deve rispettare una distanza di 2 metri tavolo-tavolo. I 4 metri quadri sono impattanti, è una norma molto pesante e difficile da gestire ma penso che più si abbasseranno i contagi più si avvicineranno i tavoli”.

Dunque, non c’è certezza riguardo a una riapertura totale delle attività ristorative. Di certo sappiamo che il Coronavirus continua a causare non pochi disagi ai danni dei ristoranti del Napoletano.

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