Vedova Apicella: “Un mese fa la mia vita si è fermata. E’ per i nostri bimbi che mi sveglio ogni mattina”

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Sono ormai passati trenta giorni da quando un’auto con a bordo dei ladri speronava la volante di Pasquale Apicella causandone la morte. Agente scelto ma prima di tutto padre, marito e fratello. Un dolore che è difficile da sopportare soprattutto perché improvviso. E sono tante le parole, gli abbracci e i baci che i famigliari avrebbero voluto dargli prima che uscisse di casa.

La moglie, Giuliana Ghidotti, lo ricorda così in un lungo post su Facebook pubblicato alle 7.47 del mattino. Un post in cui ripercorre esattamente quello che è successo trenta giorni fa.

“Un mese fa, in questo momento la mia vita si é fermata. In questo momento ha suonato il citofono. Un mese fa in questo momento il mio cuore si é fermato, perché anche se non lo sapevo il tuo si era già fermato da qualche ora. Un mese fa in questo momento tutto ha cessato di essere e ogni cosa bella ha perso valore. Un mese fa in questo momento la mia vita é finita. Un mese fa in questo momento la terra sotto i miei piedi ha tremato ed è scomparsa ed io ho iniziato la caduta libera nell’abisso della disperazione. Non ho ancora toccato il fondo, sono ancora in caduta libera, ma in questa caduta, sappi amore mio, che tengo stretti i nostri bimbi.

É per loro che ogni mattina mi sveglio, é per loro che nonostante il cuore in pezzi e la paura di affrontare questa vita senza te, continuo a respirare. Un mese che mi nutro dei ricordi, che anche se mi dilaniano l’anima sono quello che rimane, un mese che ti cerco avida in ogni angolo della casa. Un mese che aspetto un tuo segno che mi faccia capire che in questa missione io non sia sola, ti cerco in ogni respiro, in ogni sguardo e in ogni risata dei nostri gioielli. Un mese che ascolto Thiago che mi dice ‘ Voglio Babbo, mi manca Babbo, perché non possiamo vederlo mai più, perché é successo a noi?’. Un mese che non ho risposte, e allora lo abbraccio e lo stringo e lui finalmente l’altro ieri ha pianto, abbiamo pianto insieme, abbracciati, la nostra disperazione per la tua assenza. Un mese di vuoto, di risate mancate, un mese di felicità scomparsa. Un mese di disperazione, rabbia e disperazione. Un mese fa in questo preciso istante iniziava il mio inferno”. 

Anche la sorella di Pasquale, Nella, ha voluto ricordare il fratello sui social.

“Se solo si potesse tornare 30 giorni indietro. Ti direi non rispondere a quella chiamata. Ti direi non andare via adesso. Ti direi noi abbiamo ancora bisogno di te di quelle tue braccia. E se avessi potuto quella notte avrei voluto essere il tuo scudo per proteggerti perché nulla doveva farti del male, si l’avrei fatto.
Siamo qui un po’ tutti con gli occhi smarriti e capire ogni giorno che purtroppo è una crudele realtà. Io e Luisa ci stringiamo la mano ogni volta che ne abbiamo bisogno e quando ce la stringiamo immagino la tua mano così Grande che ce le stringe forte forte per tenercele ancora più unite. Lino manchi troppo, si ho paura, perché sapevo che tu c’eri, e ora? Come faccio? Ti amo fratello mio”.

La Polizia di Stato lo ha invece ricordato con un ritratto. Trenta giorni sono ormai passati da quel giorno che ha distrutto una famiglia e che non smette di pensare a Pasquale.

 

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